Cosa ha detto davvero la serie tra Lakers e Thunder? Lo sweep racconta una serie a senso unico.

Gli Oklahoma City Thunder hanno eliminato i Los Angeles Lakers con un netto 4-0, confermando di essere probabilmente la miglior squadra NBA, ma l’ultima immagine lasciata dalla serie non è stata quella di una franchigia travolta o umiliata. Gara 4, la partita più equilibrata dell’intera sfida, ha mostrato invece una squadra capace di restare viva fino agli ultimi possessi contro una macchina quasi perfetta.

Ed è forse proprio questo il punto più importante emerso dalla serie.

I Gialloviola hanno finalmente giocato una partita di livello contro i campioni in carica — intensa, fisica, sporca, decisa nel clutch — e hanno comunque perso. Non per un singolo errore o per una serata storta, ma perché OKC ha continuato ad avere più risposte, più profondità e più margine praticamente in ogni zona del campo.

Le Western Conference Finals non hanno soltanto eliminato i losangelini. Hanno mostrato con enorme chiarezza cosa manca ancora ai californiani per tornare davvero a competere per il titolo NBA.

⚡ Limitare l’MVP non è bastato

Paradossalmente, una parte del piano partita dei Lakers ha funzionato.

JJ Redick e il suo staff hanno costruito per tutta la serie una difesa estremamente aggressiva contro Shai Gilgeous-Alexander, alternando blitz, raddoppi e coperture più conservative. In Gara 4, i Lakers hanno persino cambiato approccio, riducendo i raddoppi automatici.

Per larghi tratti ha funzionato.

I Thunder hanno chiuso il primo tempo di Gara 4 con appena 49 punti, mentre SGA è stato spesso costretto a cedere il pallone o a giocare fuori ritmo. Per gran parte della serie, i Lakers hanno probabilmente contenuto l’MVP meglio di qualsiasi altra squadra nei Playoff.

Eppure non è bastato.

Perché ogni volta che Los Angeles collassava su Gilgeous-Alexander, OKC trovava comunque una soluzione diversa: le giocate dell’ottimo Mitchell, la produzione da oltre l’arco e vicino al ferro di Holmgren. La puntualità di Caruso e Wallace sugli scarichi, la produzione dalla panchina di Joe e McCain.

Negli ultimi minuti di Gara 4, il simbolo della serie è stato proprio Chet Holmgren. Con i Lakers costretti a raddoppiare SGA, il lungo dei Thunder ha continuato a punire i 4-vs-3, segnando ripetutamente vicino al ferro nei possessi decisivi.

È stata la fotografia perfetta della differenza tra le due squadre: anche quando i Lakers eseguivano bene, i Thunder avevano comunque un’altra risposta pronta.

Smart e Hayes costringono SGA a liberarsi del pallone, la rotazione avviata dall’MVP si chiude con la schiacciata di Holmgren.

🔄 I turnover hanno schiacciato di Lakers

Se c’è un tema che ha attraversato tutte e quattro le partite, è stato quello delle palle perse.

I Lakers hanno costantemente giocato sul filo del rasoio contro la pressione più feroce della NBA moderna, e alla lunga quel margine minimo è diventato insostenibile. In Gara 4 Austin Reaves ha chiuso con 27 punti, 6 assist e ancora una volta continui vantaggi creati in penetrazione contro la miglior difesa della lega. Ma ha anche perso otto palloni. Marcus Smart ne ha aggiunti sei, LeBron James altri quattro.

Ed è probabilmente qui che l’assenza di Luka Dončić si è fatta sentire più di ogni altra cosa.

Contro una difesa come quella dei Thunder, il peso sui ball-handler non è soltanto fisico. È mentale. Ogni possesso richiede letture continue, rapidità decisionale e capacità di sopravvivere a 48 minuti di pressione costante sul pallone. Senza il proprio creator principale, i Lakers hanno chiesto a Reaves, James e Smart di assorbire un carico offensivo enorme, spesso giocando oltre 40 minuti a partita all’interno di una rotazione ridotta praticamente a sette uomini.

E alla lunga, la fatica si è vista.

I Gialloviola hanno trovato momenti offensivi importanti nella serie, hanno persino contenuto la squadra di Mark Daigneault per lunghi tratti, ma non sono mai riusciti a vincere davvero la battaglia dei possessi. Contro OKC, perdere continuamente palloni significa regalare transizione, ritmo e fiducia alla squadra più atletica e profonda della lega. Una condanna quasi inevitabile.

James controlla il rimbalzo, ma viene immediatamente disturbato da due avversari. Turnover.

🏀 Cosa serve per competere

Per la prima volta nella serie, però, i Lakers hanno costretto i Thunder a giocare fino alla fine.

Niente valanghe nel terzo quarto. Nessun crollo improvviso. Niente garbage time anticipato.

La crypto.com Arena è stata finalmente all’altezza del momento, trascinando una squadra che ha giocato probabilmente la propria miglior partita della postseason. James, Reaves, Kennard e Rui Hachimura hanno continuato a produrre fino agli ultimi possessi, mentre il palazzetto sembrava pronto a esplodere dopo il gioco da quattro punti dell’ala giapponese o l’and-one di Smart.

I Lakers sono usciti dignitosamente dalla serie, combattendo fino all’ultimo contro un avversario semplicemente superiore.

Ed è proprio questo a rendere Gara 4 così importante nella lettura complessiva della serie. Oklahoma City non ha vinto soltanto grazie al talento di Shai Gilgeous-Alexander. Ha vinto perché può permettersi di avere Holmgren dominante vicino al ferro e un Ajay Mitchell da 24 punti e 10 assist.

I Lakers, invece, hanno dovuto giocare quasi perfettamente soltanto per restare aggrappati alla partita.

La tripla con fallo segnata da Hachimura pareva essere il preludio di una rimonta incredibile.

📉 I limiti dei Lakers

Ed è qui che il discorso si sposta inevitabilmente verso l’offseason.

Questa serie ha riportato sotto i riflettori problemi che durante il primo turno contro Houston erano rimasti più nascosti: rotazioni ridotti, mancanza di atletismo e profondità. Troppi giocatori attaccabili difensivamente e incapacità di sostenere una scramble defense per 48 minuti.

Luke Kennard, preziosissimo contro i Rockets, è diventato progressivamente un bersaglio per l’attacco dei Thunder. Deandre Ayton, protagonista nel primo turno, è stato quasi annullato dalla fisicità e dalla rapidità decisionale richiesta dalla serie contro Oklahoma City, fino a chiudere Gara 4 dalla panchina, anche a causa dell’ottima prova di Jaxson Hayes.

E più la serie avanzava, più emergeva un concetto molto chiaro: contro squadre come Oklahoma City servono giocatori capaci di reggere fisicamente, mentalmente e atleticamente ogni singolo possesso.

Jaxson Hayes ha chiuso Gara 4 con 18 punti (6/8 al tiro e 6/6 ai liberi) e 5 rimbalzi.

Nonostante lo sweep, però, i Lakers escono dalla serie anche con alcune certezze.

Hachimura ha confermato di essere un vero playoff riser, chiudendo la postseason con continuità, fisicità e un tiro da tre punti devastante. Reaves, pur con tutti i limiti emersi contro la pressione dei Thunder, ha continuato a creare vantaggi al ferro anche contro la miglior difesa della lega. Smart ha mostrato quanto possa essere prezioso un vero difensore point-of-attack dentro una squadra che ne aveva disperatamente bisogno.

E poi c’è JJ Redick.

I Lakers hanno perso 4-0, ma la serie ha mostrato anche una squadra che ha continuato ad adattarsi, modificare le difese e cercare soluzioni fino all’ultima partita. Non è bastato contro questi Thunder, ma è probabilmente una base molto più solida rispetto a quella da cui la franchigia era partita soltanto pochi mesi fa.

OKC ha mostrato il livello necessario per vincere un titolo NBA. Adesso i Gialloviola sanno con molta più chiarezza cosa serve per tornare davvero a competere a quel livello.

📅 Next Game

I Los Angeles Lakers tornano in campo nella notte (4:30 🇮🇹) tra Sabato 4 e Domenica 5 Luglio per affrontare i Golden State Warriors al Chase Center di San Francisco.

In copertina: LeBron James, Ajay Mitchell e Shai Gilgeous-Alexander durante Gara 4 tra Lakers e Thunder dell’11 Maggio 2026 alla crypto.com Arena di Los Angeles. (Credit: Luke Hales, Getty Images)


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