Quando si parla di Jeanie Buss, il discorso finisce inevitabilmente per tornare ai Los Angeles Lakers. Non potrebbe essere altrimenti. Per oltre quarant’anni la famiglia Buss ha rappresentato il volto della franchigia più glamour della NBA, contribuendo a costruire un marchio riconosciuto in ogni angolo del pianeta.
Negli ultimi mesi, dopo la cessione della quota di maggioranza dei Gialloviola a Mark Walter, il nome di Jeanie è tornato al centro dell’attenzione. Eppure, nel corso di una lunga conversazione con Maria Sharapova nel podcast Pretty Tough, la proprietaria dei Lakers ha parlato molto meno di affari e molto più di ciò che l’ha formata come dirigente e come persona: suo padre Jerry, gli insegnamenti ricevuti lungo il percorso, il rapporto con Phil Jackson e il legame speciale con Kobe Bryant.
🔙 Jeanie e le lezioni di Jerry Buss
Nel mondo dello sport professionistico, Jeanie Buss ha dovuto costruire la propria credibilità in un ambiente storicamente dominato dagli uomini.
Eppure, col passare degli anni, ha imparato a trasformare quello che molti avrebbero considerato uno svantaggio in una risorsa. «Per me significava poter restare nella stanza. Spesso le persone mi ignoravano e questo mi permetteva di essere sempre nel mezzo delle cose. Abbassavano la guardia, dicevano cose dalle quali potevo imparare e che avrei poi potuto utilizzare a mio vantaggio.»
Buss ha spiegato come, durante le riunioni tra proprietari NBA, molti dirigenti si comportassero come se la sua presenza fosse irrilevante. Lei, invece, ascoltava attentamente, osservava e imparava.
Con il tempo, i risultati hanno cambiato la percezione nei suoi confronti. «Dopo aver vinto un titolo e aver raggiunto diversi traguardi, penso che oggi le persone mi prendano un po’ più sul serio.»
Una conquista ottenuta senza mai cercare scorciatoie, ma attraverso anni di lavoro dietro le quinte e una costante volontà di dimostrare il proprio valore.

🎾 Navratilova, McEnroe e Connors
Se oggi Jeanie Buss è una delle figure più influenti dello sport professionistico americano, gran parte del merito va alla formazione ricevuta dal padre, il leggendario Jerry Buss.
La sua educazione manageriale iniziò molto presto.
A soli 19 anni, mentre frequentava la USC, il padre le propose di diventare general manager dei Los Angeles Strings, franchigia della World Team Tennis.
La sua prima reazione fu sorprendente. «Pensai: perfetto, adesso posso lasciare l’università perché ho già un lavoro.»
Jerry, però, non era dello stesso avviso. «Mi disse: no, devi finire gli studi. Se lasci l’università, non avrai il lavoro.»
Da quel momento iniziò un percorso fatto di sfide continue.
La sua prima scelta da GM fu addirittura Martina Navratilova. Poco dopo si ritrovò a convincere due delle più grandi stelle del tennis mondiale, John McEnroe e Jimmy Connors, a disputare un’esibizione al Forum.
Un’impresa che richiese oltre un anno di trattative.
Ma per il Dr. Buss quello era solo l’inizio. «Mio padre vedeva che ero resiliente. Quando fallivo, ci riprovavo.»
Più volte la mise in situazioni estremamente difficili per testarne il carattere.
Uno degli episodi più incredibili avvenne nei primi anni Ottanta, quando la inviò in Unione Sovietica per negoziare con il Ministero della Cultura l’arrivo del Circo di Mosca a Los Angeles.
«Ero poco più che ventenne. Oggi mi guardo indietro e penso che fosse una situazione assurda. Ma ero senza paura, anche perché non sapevo nemmeno di cosa avrei dovuto avere paura.»
Ripensando a quegli anni, Jeanie ha utilizzato un’immagine molto efficace per descrivere il metodo educativo del padre. «Amava buttarmi nella parte più profonda della piscina.»
Una filosofia che avrebbe poi applicato per tutta la vita professionale.
🔝 Il peso di guidare un marchio globale come i Lakers
Quando Maria Sharapova ha paragonato i Lakers a un marchio di lusso globale, Jeanie Buss non si è tirata indietro.
Per lei la franchigia rappresenta qualcosa di ancora più prezioso. «Penso ai Lakers come a una proprietà immobiliare unica, come una casa sulla spiaggia. C’è il marchio, ma ci sono anche le personalità che lo hanno costruito.»
Da Magic Johnson a Kobe Bryant, da LeBron James a Luka Dončić, ogni generazione ha contribuito ad accrescere il valore del brand.
Ma, secondo Buss, il vero segreto della grandezza dei Lakers risiede nella loro storia. «I giocatori non vengono a giocare per il proprietario o per l’owner della squadra. Vengono per poter essere associati agli stessi nomi di Magic, Kobe, Kareem Abdul-Jabbar e di tutti quelli che li hanno preceduti.»
È una responsabilità enorme, soprattutto per chi guida una delle organizzazioni sportive più conosciute al mondo.
Per questo motivo Jeanie continua a considerare il rapporto con i tifosi una parte fondamentale del proprio lavoro. «Adoro conoscere i nostri tifosi. Ognuno ha una storia diversa. Mi emoziono ancora quando qualcuno mi manda la foto di un neonato con addosso una tutina dei Lakers. Stanno scegliendo di condividere con noi una parte importante della loro vita.»
Un legame che, secondo lei, va ben oltre il basket.
👀 Phil Jackson e il lato umano degli atleti
Uno dei passaggi più interessanti dell’intervista riguarda gli insegnamenti ricevuti da Phil Jackson.
La loro relazione è durata quindici anni e ha permesso a Jeanie di osservare da vicino il lavoro di uno degli allenatori più influenti della storia NBA.
Tra i ricordi che conserva con maggiore affetto ce n’è uno apparentemente banale.
Poco prima del Giorno del Ringraziamento, Buss si arrabbiò con Jackson perché aveva programmato un allenamento proprio durante una festività tradizionalmente dedicata alla famiglia. «Gli dissi: perché li fai allenare? La stagione è già abbastanza dura. Concedi loro un giorno libero.»
La risposta di The Zen Master le lasciò un segno profondo. «Nel Thanksgiving Day si sta con la famiglia. E io sto costruendo una famiglia qui.»
Quelle parole le fecero comprendere una dimensione diversa dello sport professionistico. «Mi insegnò che i giocatori sono molto più di ciò che fanno sul campo. Le loro vite contano. Riconoscere chi sono fuori dal parquet era estremamente importante per Phil.»
Una lezione che Buss continua ad applicare ancora oggi.
Anche nei momenti più difficili.
Scambiare un giocatore, tagliarlo o prendere decisioni impopolari non diventa più semplice, ma mantenere un rapporto umano aiuta a preservare il rispetto reciproco.
Come dimostra il caso di Shaquille O’Neal.
Dopo la dolorosa separazione del 2004, il rapporto tra le parti attraversò anni complicati. Col tempo, però, le ferite si sono rimarginate. «Oggi il nostro rapporto è migliore che mai. Ma bisogna concedere spazio ai giocatori. Essere scambiati è qualcosa di molto difficile da accettare.»

🐍 Kobe Bryant, l’amico
Parlare di Lakers significa inevitabilmente parlare di Kobe Bryant.
Per Jeanie Buss, però, il compianto Black Mamba non è stato soltanto uno dei più grandi giocatori della storia della franchigia.
È stato un amico.
Una persona sulla quale poter contare nei momenti difficili.
Ricordando gli ultimi anni della relazione con Jackson, Buss ha raccontato un episodio che ancora oggi la commuove.
Quando Phil accettò l’incarico ai Knicks, spiegò a Jeanie che non avrebbe più potuto aiutarla come in passato nelle questioni legate ai Lakers.
Ma aggiunse una frase che non ha mai dimenticato. «Avrai sempre Kobe. Kobe sarà dalla tua parte.»
Ripensando a quel momento, Jeanie si è fermata per qualche istante. «Non avrei mai pensato che sarebbe arrivato un giorno in cui lui non sarebbe stato più qui.»
Il ricordo di Bryant continua a essere una presenza costante nella sua vita. «Lo terrò sempre vicino a me e continuerò a usare la sua ispirazione per ispirare gli altri.»
Buss ha anche ricordato il contributo che Kobe diede alla crescita dello sport femminile negli ultimi anni della sua vita.
L’entusiasmo con cui allenava la squadra della figlia Gigi e il sostegno mostrato alle atlete di ogni disciplina rappresentano, secondo lei, una parte fondamentale della sua eredità.
«Mi manca ogni giorno.»
Poche parole, ma sufficienti a raccontare il legame che li univa.
🔜 «La mia eredità è proteggere la sua»
Verso la fine dell’intervista, Maria ha chiesto a Jeanie di guardarsi indietro.
Dalla ragazza che muoveva i primi passi nel mondo dello sport professionistico alla dirigente che ha guidato i Lakers per oltre un decennio.
La risposta è stata sorprendentemente semplice. «Penso che la mia missione sia proteggere la legacy di mio padre.»
Non ha parlato di titoli e del valore economico della franchigia. Non ha parlato nemmeno delle grandi stelle che hanno vestito la maglia gialloviola.
Ha parlato di Jerry Buss. «Mi sento come se fossi stata il suo braccio destro. Aveva una capacità unica di unire le persone.»
E ancora oggi, a tanti anni dopo la sua scomparsa, continua a sentirne la presenza. «Sento ancora di dover rendere conto a lui, anche se non c’è più da quasi quindici anni.»
Forse è proprio questo il segreto della longevità dei Lakers.
Non soltanto i campioni, le vittorie o i trofei.
Ma la capacità di tramandare una cultura, una visione e un’identità da una generazione all’altra.
E per Jeanie Buss, custodire quell’eredità resta ancora oggi il compito più importante.
📅 Next Game
I Los Angeles Lakers tornano in campo nella notte (4:30 🇮🇹) tra Sabato 4 e Domenica 5 Luglio per affrontare i Golden State Warriors al Chase Center di San Francisco.
In copertina: Jeanie Buss con le Laker Girls il 21 Maggio 2026 al Wallis Annenberg Center for the Performing Arts di Beverly Hills, California. (Credit: Leon Bennett, Getty Images)
Ascolta Lakers Speaker’s Corner, il podcast italiano dedicato ai gialloviola, su:
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