A oltre quindici anni dall’ultima partita con la canotta gialloviola, Sasha Vujačić continua a trasmettere il basket alle nuove generazioni. Nei giorni scorsi, lo sloveno ha partecipato all’inaugurazione del nuovo campo del Boys & Girls Club Pasadena Mackenzie-Scott Branch, rinnovato grazie alla collaborazione tra Los Angeles Lakers, SIXT e Regine Sixt Children’s Aid Foundation.

Dopo il taglio del nastro, lo sloveno ha guidato una clinic per cinquanta ragazzi, condividendo quei principi che hanno accompagnato tutta la sua carriera: disciplina, sacrificio e attenzione ai fondamentali.

Non è un caso. Quando lo sloveno parla di pallacanestro, il discorso finisce quasi sempre lì. Ai dettagli, al lavoro quotidiano e a quel percorso che lo ha portato da Maribor ai Lakers, passando per l’Italia, Kobe Bryant e due titoli NBA.

«Il basket è lo sport più dinamico che ci sia» racconta Vujačić. «Nel calcio o nel football ti puoi riposare. Nel basket no: 48 minuti di attacco, difesa, reazioni veloci. Ti chiede tutto. È uno sport che viene dall’alto. Ti insegna responsabilità, sacrificio, leadership e lavoro di squadra. E non è più solo per i lunghi. Oggi è per tutti.»

🇸🇮 Da Maribor al sogno Lakers

Sasha Vujačić nasce e cresce a Maribor, città slovena di circa 115.000 abitanti nell’allora Jugoslavia. L’Italia, il Paese che avrebbe cambiato la sua vita, si trova appena oltre il confine.

In una chiacchierata con Taylor Geas di Lakers.com, ricorda perfettamente il momento in cui tutto iniziò. «Avevo dodici anni quando ho iniziato a sognare i Lakers e i titoli NBA.»

Quel sogno affonda le proprie radici nella tradizione cestistica jugoslava. Dopo aver rapidamente superato il livello della piccola academy locale, Sasha viene incoraggiato dalla madre Ksenija e dal patrigno Goran Bjeković — entrambi ex pallavolisti professionisti — a inseguire qualcosa di più grande. «Devi fare una scelta. Ci sono squadre che ti vogliono. Ma per il prossimo passo serve dedizione.»

Tra i primi a riconoscere il suo potenziale c’è Bogdan Tanjević, il celebre “Bog Vic”, che lo indirizza verso un percorso più ambizioso. Gli scout iniziano a seguirlo durante i tornei giovanili europei e la Snaidero Udine gli offre un contratto appena trenta minuti dopo un provino.

A soli quattordici anni Vujačić si trova davanti a un bivio: tentare la strada del college basket americano, con Duke interessata, oppure diventare professionista in Europa.

Sceglie l’Italia.

🇮🇹 Sasha Vujačić e l’Italia

Il trasferimento, però, è tutt’altro che semplice.

La federazione slovena inizialmente non concede l’autorizzazione necessaria per giocare in Italia. Nel mezzo della disputa burocratica, la famiglia trova un alleato inatteso in Aleksander Čeferin, oggi presidente della UEFA. «Attraverso questa intervista voglio ringraziarlo. È sempre stato dalla mia parte e ha permesso a quel ragazzino di continuare a inseguire un sogno.»

Anche dopo aver ottenuto il permesso di trasferirsi, i problemi non finiscono. Senza la documentazione necessaria per giocare stabilmente con la prima squadra, Sasha si allena e disputa partite con tutte le formazioni giovanili del club. «Mi allenavo almeno sette-otto ore al giorno. Giocavo nelle giovanili e poi riposavo. Mia madre teneva moltissimo al fatto che completassi gli studi. Facevo gli esami mezzo addormentato.»

Non conosce una parola d’italiano. Impara ascoltando musica e guardando la televisione. Dopo il primo anno, da adolescente solo in un Paese straniero, capisce di aver bisogno della sua famiglia accanto. «L’unico modo per farcela è che veniate anche voi.»

La famiglia accetta e si trasferisce in Italia. «La cultura e lo stile di vita italiani sono diventati la nostra casa. Avere mio fratello, mia sorella e i miei genitori con me ha contribuito a formare la persona che sono oggi.»

🔥 L’ammazzagrandi

In Italia arrivano anche i primi risultati.

Vujačić stabilisce diversi record e si guadagna il soprannome di L’ammazzagrandi. «Ci sono state partite in cui un ragazzino si prendeva il tiro decisivo. È così che ho ricevuto quel soprannome.»

In una gara Under 20 realizza addirittura 67 punti. Diventa inoltre il più giovane straniero ad aver mai esordito in Serie A italiana in quel periodo. «L’Italia mi ha dato l’opportunità di capire che il mio sogno era possibile.»

Ma il contributo dell’esperienza italiana va oltre il basket. «Ho incontrato persone che amavano davvero questo sport. Ho capito che non avevo tempo per ubriacarmi o fare festa. Le nottate e le mattine erano dedicate al basket.»

Quella mentalità lo accompagnerà fino alla NBA.

🐍 L’incontro con Kobe Bryant

Quando i Lakers iniziano a interessarsi a lui, Sasha Vujačić è già un giocatore formato dalla disciplina e dal sacrificio.

Tra le figure che lo colpiscono maggiormente c’è Rob Pelinka, all’epoca agente di Kobe Bryant. «Rob era diverso. Intelligente, preparato, conosceva il basket. Quando fui scelto dai Lakers, Kobe mi disse: “Rob è il nostro uomo”. E per me la decisione fu presa.»

Boston e San Antonio mostrano interesse. Danny Ainge lo vuole ai Celtics. Gli Spurs rappresentano un modello vincente. Ma lo sloveno sceglie Los Angeles.

Il 24 giugno 2004 i Lakers lo selezionano con la ventisettesima scelta assoluta del Draft. «È stata la sensazione più bella della mia vita.»

L’arrivo ai Lakers gli permette di conoscere da vicino il compianto Black Mamba.

Ed è qui che arriva una delle lezioni più importanti della sua carriera. «Quando arrivai qui, conoscendo Kobe, pensai: “Accidenti, non sono io quello ossessionato”. Ce n’era un altro a un livello superiore.»

Per Vujačić, Bryant rappresenta la conferma che l’eccellenza richiede un livello di dedizione quasi impossibile da immaginare.

💍Due anelli NBA e una lezione mai dimenticata

Coach Phil Jackson continua a plasmare il suo gioco.

Dalle sessioni di tiro con Kurt Rambis ai dettagli della Triangle Offense, ogni esperienza rafforza la convinzione che il successo nasca dai concetti base. «Alla fine si tratta sempre dei fondamentali.»

La dimostrazione più celebre arriva nelle NBA Finals 2010.

Gara 7 contro i Boston Celtics.

Con meno di trenta secondi sul cronometro e i Lakers avanti di due punti, Jackson decide di mandarlo in campo.

Dopo pochi secondi arriva il fallo.

A freddo, sotto la massima pressione possibile, Vujačić realizza entrambi i tiri liberi che portano Los Angeles sull’83-79.

Sarà il punteggio finale.

Due punti che contribuiscono a chiudere la serie e a consegnare ai Gialloviola il sedicesimo titolo della loro storia.

Qualche anno dopo tornerà in Italia e conquisterà la Coppa Italia con l’Auxilium Torino.

Sasha riceve l’incitazione di Kobe: «Se vuoi averlo lo devi segnare ca**o, str**zo!»

👀 Perché oggi Sasha insegna ancora i fondamentali

A distanza di anni, il messaggio di Vujačić è rimasto immutato. Il talento da solo non basta.

Secondo l’ex Lakers, i giovani giocatori di oggi possiedono mezzi straordinari, ma spesso trascurano gli aspetti più semplici del gioco. Difesa, letture, utilizzo di entrambe le mani, disciplina. Sono questi gli elementi che fanno la differenza quando la pressione aumenta.

Vujačić è convinto che chiunque, da qualsiasi parte del mondo, possa arrivare ai massimi livelli. Serve soltanto essere disposti a sacrificare qualcosa. Per questo guarda con ammirazione a giocatori come Luka Dončić e Nikola Jokić, eredi di quella stessa tradizione europea che ha contribuito a rendere il basket uno sport sempre più globale.

E forse il racconto che lo rappresenta meglio arriva da un campo all’aperto di Hermosa Beach. Qualche tempo fa vide un ragazzo allenarsi completamente da solo. Nessun telefono, nessuna telecamera, nessun video per i social.

Solo fondamentali.

Layup con entrambe le mani, uno dopo l’altro. «Ho pensato che c’è speranza. Era lì da solo, nessuno lo guardava e non si stava registrando. Il basket è uno sport che puoi praticare ovunque. Non hai bisogno di nulla e di nessuno.»

In fondo, è lo stesso principio che ha accompagnato Sasha Vujačić da Maribor a Los Angeles. Credere nel lavoro quotidiano e continuare a migliorare, anche quando nessuno sta guardando.

Sasha Vujacic e Kobe Bryant durante la gara tra Sonics e Lakers dell'8 Aprile 2005 alla Key Arena di Seattle, Washington. (Credit: Jeff Reinking, NBAE via Getty Images)
Sasha Vujacic e Kobe Bryant durante la gara tra Sonics e Lakers dell’8 Aprile 2005 alla Key Arena di Seattle, Washington. (Credit: Jeff Reinking, NBAE via Getty Images)

📅 Next Game

I Los Angeles Lakers tornano in campo nella notte (4:30 🇮🇹) tra Sabato 4 e Domenica 5 Luglio per affrontare i Golden State Warriors al Chase Center di San Francisco.

In copertina: Sasha Vujacic (Credit: Lakers.com)


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LeBron James ha superato Kareem Abdul-Jabbar, diventando il miglior realizzatore della storia della NBA. Leggi gli articoli dedicati al record del quattro volte MVP scritti dalla redazione di LakeShow Italia:


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