Quando Rob Pelinka ha staccato un assegno a James Dolan — che di soldi, in questo periodo, ne ha incassati parecchi— per salire di una sola posizione, dalla 25 alla 24, il messaggio era chiaro: i Lakers non volevano correre il rischio di perdere un prospetto quotato come Cameron Carr.
Una mossa marginale sul piano finanziario, ma significativa dal punto di vista filosofico per il nuovo corso targato Mark Walter: investire, laddove è possibile, per cercare di migliorare la qualità del roster e le annesse possibilità di vittoria.

Perché Carr, almeno alla vigilia, era un prospetto da borderline lottery. In tanti lo immaginavano a Detroit per sopperire ai conclamati problemi di shooting dei Pistons o addirittura ad Oklahoma City, pronto a sostituire il partente Joe. Solo a maggio, nello scrimmage della Combine, Carr ha messo a referto 30 punti in 27 minuti, tirando 6/12 da tre. Una prestazione che Kevin O’Connor e Jeremy Woo di ESPN hanno definito tra le migliori dell’intero evento, capace di proiettarlo prepotentemente nella conversazione per la lottery.

I Los Angeles Lakers, quindi, alla disperata ricerca di talento giovane e di atleti da affiancare a Doncic e Reaves non potevano lasciarsi scappare questa opportunità.

💥 Dall’anonimato a Tennessee all’esplosione a Baylor

Il percorso universitario di Carr non è stato lineare. I primi due anni a Tennessee sono stati segnati da un ruolo marginale e da un infortunio al pollice che lo ha tenuto fuori già dopo quattro partite della sua seconda stagione, costringendolo a un trasferimento a metà anno in quel di Baylor.

Nella sua unica stagione coi Bears, Carr ha viaggiato a 18.9 punti, quasi 6 rimbalzi e 3 assist di media, con 1.3 stoppate, tirando con gli splits 49.4/37.4/80.1%. Numeri che lo hanno reso il quarto miglior marcatore della Big 12 e che gli sono valsi il record di sophomore nella storia del programma con 642 punti stagionali.

Le misure spiegano perché certi analisti lo abbiano definito il prospetto con il miglior rapporto wingspan-altezza tra tutti i giocatori perimetrali della classe. 6 piedi e 4.5, wingspan di 7 piedi misurata alla Combine — secondo Baylor, addirittura 7’1″ — e standing reach vicino agli 8.8 piedi. Alla Combine ha fatto registrare anche il secondo miglior tempo nei testi di lane agility (10.46 secondi), il secondo miglior salto da fermo (38 pollici, circa 96,5 cm) e il terzo miglior salto verticale massimo (42.5 pollici, circa 108 cm) tra tutti i partecipanti.

Lunghe leve e atletismo strabordante che rendono il suo ceiling più alto rispetto ad un altro prospetto finito inaspettatamente a giocare a Los Angeles dopo essere sceso in sede di draft: Dalton Knecht.

💪 Il prototipo del giocatore moderno

Partiamo dal fondamentale che rende Carr un prospetto interessante a prescindere da tutto il resto: il tiro. Parliamo di un tiratore completo, capace di colpire sia in situazioni di spot up (40.7% su volume alto) che off screen, dove ha chiuso al 41% dimostrando un movimento costante senza palla — curl, flare, relocation che testimoniano un’ottima percezione degli spazi da coprire. Anche il tiro dal palleggio può essere un’arma da affinare fino a diventare letale: nella sua stagione a Baylor ha tirato con il 32.5% nei pull-up, con un netto calo nelle ultime settimane di stagione che ha abbassato la media (era oltre il 38% a febbraio).

Carr non ha paura di concludere anche da distanze siderali e con poco ritmo, una caratteristica che fa ben sperare sulla sua adattabilità come tiratore nella NBA. La meccanica non è velocissima. Carr ha un ball dip abbastanza evidente e ha bisogno di ritmo prima di salire. Contro difensori NBA più fisici e più rapidi nei closeout, questo potrebbe togliergli qualche finestra di tiro.
Ma il punto di rilascio è molto alto, le braccia sono interminabili e la palla esce con buona fluidità. Questo gli permette di essere efficiente anche quando gli avversari riescono a contestarlo, specie se può preparare i piedi in anticipo.

L’altra metà del pacchetto è l’atletismo, e qui Carr è semplicemente fuori scala per il suo ruolo. Quando ha campo libero davanti — in transizione o dopo aver attaccato un closeout — copre il terreno con due falcate e poi sale come un grillo. Al ferro ha tirato con un eloquente 67%, un numero da lungo più che da ala fragilina.

C’è poi un dettaglio specifico che ai Lakers piacerà parecchio: la capacità di sfruttare la propria gravity da tiratore per tagliare al ferro. Carr ha chiuso nel 99° percentile nazionale come cutter, con un eloquente 86.1% dal campo (31/36) su quel tipo di azioni secondo Synergy. Tradotto: quando si muove senza palla, legge il momento giusto per attaccare lo spazio creato dall’aiuto, riceve bene anche nel traffico e finisce con autorità. È, in sostanza, esattamente il profilo da lob threat che Luka Dončić desidera da tempo nei suoi compagni di reparto — lo stesso archetipo di Derrick Jones Jr, per fare un paragone di ruolo più che di talento puro.

In difesa, Carr non è ancora un giocatore completo, ma le braccia lunghe gli permettono già di contestare diversi tiri sul perimetro e di essere fastidioso in rotazione: stoppa più di un tiro a partita, spesso intervenendo come rim protector secondario grazie alla sua verticalità fuori dal comune.

Troppo fragile?

Il problema più evidente di Carr è la stazza. Pesa circa 84 kg per un’altezza di 6’5″, una proporzione che lo rende uno dei profili più esili della classe. Gli unici giocatori NBA attuali sopra i 6’6″ con un peso comparabile sono praticamente solo Brandon Ingram e Jaden McDaniels — compagnia di lusso quanto a talento, ma anche promemoria di quanto sia raro restare competitivi fisicamente con quella corporatura.

Il baricentro alto che deriva da questa struttura si fa sentire su entrambi i lati del campo. Nel ball handling, Carr opera bene in linea retta, ma fatica nei cambi di direzione: non ha ancora la forza né l’esplosività in spazi ristretti per creare separazione da fermo e viene spinto fuori dalla sua traiettoria con relativa facilità da chi riesce a metterlo sotto pressione fisica.

Il primo passo, va detto, non è esplosivo quanto il resto del pacchetto. Per questo Carr resta, e probabilmente resterà, più un giocatore da movimento che un creatore di vantaggi dal palleggio. La sua produzione da playmaker è infatti minima, con assist che nascono quasi sempre da letture semplici piuttosto che da vere creazioni.

Difensivamente, l’immaturità è ancora il tratto dominante. Il baricentro alto lo rende un difensore battibile sul punto di attacco e il suo frame fa sì che venga sovente “bullizzato” dalle ali più possenti. Lontano dalla palla, Carr è spesso disattento nelle rotazioni e in aiuto. Limiti di concentrazione abbastanza comuni nei prospetti di quell’età.

💜💛 Il ruolo di Carr ai Lakers: microwave scorer oggi, wing moderna domani

Nel breve termine, l’utilizzo più sensato per Carr è quello di microwave scorer dalla panchina. Il suo tiro spot up, unito alla capacità di muoversi senza palla, può tradursi in minuti immediati anche in una rotazione affollata. Con Dončić e Reaves a creare la maggior parte del vantaggio, a Carr basterà essere pronto a colpire quando la difesa lo lascia solo, qualcosa che ha già dimostrato di saper fare con continuità a livello universitario.

In prospettiva, però, il profilo è quello di un’ala moderna completa, capace di tirare, giocare sopra il ferro e sfruttare le leve lunghe per produrre stocks — blocchi e palle recuperate — su entrambi i lati del campo. Non sarà mai un creator, ma può diventare un finisher di alto livello accanto a chi la palla la sa già muovere. Diversi analisti, tra cui Jovan Buha, hanno paragonato il suo profilo a quello di Devin Vassell, Trey Murphy e Mikal Bridges nelle rispettive fasi di ingresso nella lega: giocatori che hanno trovato la loro nicchia esattamente partendo da shooting e atletismo, per poi costruirci sopra negli anni un gioco difensivo da 3-and-D vero e proprio.

La parte più intrigante resta il fit con Dončić. Lo sloveno ha sempre cercato compagni capaci di punire gli aiuti con tagli verticali e di allungare la difesa dal perimetro senza bisogno di avere il pallone tra le mani: Carr, sulla carta, possiede esattamente quei due requisiti. Se la crescita fisica seguirà la curva sperata, i Lakers potrebbero aver trovato — con la scelta numero 24 — uno dei prospetti più sottovalutati dell’intero draft 2026.

📅 Next Game

I Los Angeles Lakers tornano in campo nella notte (4:30 🇮🇹) tra Sabato 4 e Domenica 5 Luglio per affrontare i Golden State Warriors al Chase Center di San Francisco.

In copertina: Cameron Carr. (Credit: Steve Freeman, NBAE via Getty Images. Elaborazione grafica di Leonardo Ferrero per LakeShow Italia)


Le statistiche citate, se non altrimenti specificato, sono tratte da Synergy Sports, Cleaning The Glass, NBA Advanced Stats e Basketball Reference. Tutte le clip video, salvo diversa indicazione, sono di proprietà della NBA. Sono utilizzate a scopo divulgativo senza intenzione di infrangere copyright. © NBA Media Ventures, LLC.


Ascolta Lakers Speaker’s Corner, il podcast italiano dedicato ai gialloviola, su:


LeBron James ha superato Kareem Abdul-Jabbar, diventando il miglior realizzatore della storia della NBA. Leggi gli articoli dedicati al record del quattro volte MVP scritti dalla redazione di LakeShow Italia:



Website |  + posts

Calabrese, gobbo, tifoso Lakers: insomma, una persona orribile. Ossessionato dallo sport in ogni sua forma, dopo aver visto Kobe e Shaq su Tele+ ho sviluppato una grave dipendenza dalla NBA.

Categories:

Our Podcast
Most Recent