L’addio di LeBron James ai Los Angeles Lakers non si è consumato davanti a una telecamera, né attraverso una lunga conferenza stampa. È arrivato in poche righe, con un messaggio della franchigia, una risposta dello stesso quattro volte MVP e una serie di saluti che hanno iniziato a ricomporre otto anni difficili da raccontare in una sola frase.
C’è il titolo del 2020, il diciassettesimo della storia Lakers. Ci sono i record, incluso quello di miglior realizzatore di sempre della NBA conquistato in maglia gialloviola. Ci sono la longevità, le notti da protagonista, il rapporto con Anthony Davis, l’arrivo di Luka Dončić, l’ultima run ai Playoff e la prima partita della storia NBA giocata da un padre e un figlio.
Ma c’è anche un legame che non ha mai avuto la semplicità delle grandi epoche Lakers. LeBron non è arrivato a Los Angeles da ragazzo, come Magic Johnson o Kobe Bryant. Non ha costruito una carriera interamente dentro la stessa franchigia. Ha portato con sé una storia già immensa, due capitoli da leggenda a Cleveland e Miami, e si è inserito in una città che era ancora profondamente segnata dal ricordo del Black Mamba.
Per questo, il suo commiato non può essere ridotto a un semplice arrivederci. È il punto finale di un capitolo importante, pieno di successi e di tensioni, di gratitudine e di domande ancora aperte.
👑 Lakers x LeBron James
Il primo messaggio è arrivato dai Lakers stessi, attraverso i canali ufficiali della squadra. Jeanie Buss ha ringraziato LeBron James per gli otto anni trascorsi a Los Angeles, ricordando il titolo del 2020, ottenuto «nelle circostanze più difficili immaginabili», e i tanti record conquistati in purple and gold.
La Buss ha definito il Prescelto «uno dei più grandi atleti della storia» e ha ribadito un concetto che, al netto di qualsiasi evoluzione futura, resta centrale: l’ormai ex numero 23 sarà sempre una parte preziosa della famiglia Lakers.
La risposta del diretto interessato è stata altrettanto sobria. James ha ringraziato la franchigia e i tifosi, definendo un onore aver indossato la maglia gialloviola e aver provato a continuare la grandezza di chi lo aveva preceduto.
«Spero di aver reso orgoglioso qualcuno durante questi anni», ha scritto.
È una frase che sembra piccola rispetto a ciò che LeBron ha fatto a Los Angeles. Eppure racconta bene il tono dell’addio: nessuna celebrazione fuori misura, nessuna volontà di trasformare il momento in un referendum sulla propria legacy. Solo il riconoscimento di aver fatto parte di una storia più grande di lui.
No, THANK YOU! Truly a honor to wear the 💜💛 while trying to continuing the greatness & legacies that came before me! Hope I made a few proud during my stint. 🙏🏾🫡👑 https://t.co/RmQ6uvvgv0
— LeBron James (@KingJames) June 30, 2026
🏆 Magic, Kareem e il peso della storia
Magic Johnson ha scelto di tornare al 2018, quando James decise di firmare con una squadra che arrivava dal periodo più lungo senza Playoff della propria storia.
L’icona dello Showtime all’epoca era presidente dei Lakers.
Ha ricordato l’incontro con LeBron e Rich Paul, ma soprattutto la scelta di James di credere in una franchigia che non sarebbe stata pronta a vincere subito.
Per Magic, il Prescelto non si è limitato a mantenere le promesse: ha dato più di quanto fosse lecito aspettarsi. Ha riportato i Lakers al titolo, ha riempito il palazzetto di momenti memorabili e ha riscritto una parte consistente dei libri dei record indossando quella maglia.
«Ha creato una nuova era per i Lakers», ha scritto, legando il suo arrivo al titolo del 2020 e alle pietre miliari raggiunte in gialloviola.
I want to thank LeBron James and his super agent Rich Paul for taking a meeting with me back in 2018 when I was President of the Lakers and deciding to sign with us. He created a whole new era for the Lakers, including leading us to an NBA Championship in 2020 and all the…
— Earvin Magic Johnson (@MagicJohnson) June 30, 2026
Anche Kareem Abdul-Jabbar ha scelto un tono affettuoso. Ha definito LeBron «un vincente dentro e fuori dal campo» e ha invitato i tifosi a celebrare ciò che ha fatto negli ultimi otto anni.
Kareem ha poi aggiunto un pensiero rivolto al futuro, immaginando la possibilità che LeBron possa un giorno ricevere a Cleveland il saluto della sua città. Non come previsione, né come indiscrezione di mercato, ma come riconoscimento della dimensione unica della sua carriera: un giocatore capace di appartenere a più città senza smettere di lasciare un segno profondo in ognuna di esse.
Le parole di Magic e Abdul-Jabbar non cancellano le complessità del rapporto tra James e i Lakers. Ma aiutano a fissare un punto: per chi ha vissuto dall’interno la storia della franchigia, il suo passaggio a Los Angeles non è stato una parentesi. È stato un capitolo vero, con un titolo e record che resteranno legati per sempre ai colori gialloviola.
@KingJames LeBron was a winner on and off the court, and Laker fans should appreciate his performance for the last 8 years. If LeBron goes home to Cleveland, it won’t matter if they win the World Championship or not because his hometown fans will get their opportunity to say… pic.twitter.com/TbqcidzTt0
— Kareem Abdul-Jabbar (@kaj33) June 30, 2026
🫡 Il saluto di Luka e Austin
Le reazioni di Luka Dončić e Austin Reaves hanno avuto un tono diverso. Più breve, più personale, più vicino alla quotidianità di uno spogliatoio.
Luka ha condiviso una foto con LeBron e ha scritto: «È stato un onore giocare con te e imparare da te.»
Non serviva molto altro. Per Dončić, James è stato un compagno per poco più di una stagione, ma anche un riferimento da osservare ogni giorno. Le dichiarazioni dello sloveno durante l’anno avevano spesso raccontato la stessa cosa: attenzione al corpo, preparazione, capacità di mantenere standard altissimi anche in una fase della carriera in cui quasi nessuno è più in grado di farlo.
Reaves ha scelto invece tre immagini condivise con James e un messaggio ancora più intimo: «Grazie di tutto. Ci vediamo presto sul campo da golf, fratello.»
È il tipo di saluto che dice molto senza provare a dire tutto. HBK non ha parlato di record, di gerarchie o di futuro. Ha parlato di un rapporto umano costruito negli anni, di una vicinanza che non si esaurisce con il cambio di maglia.
Insieme, i messaggi di Dončić e Reaves raccontano il passaggio più delicato dell’ultima stagione Lakers. LeBron non era più l’unico centro del progetto, ma non aveva smesso di essere importante per chi quel progetto avrebbe dovuto guidarlo dopo di lui.

🔙 Una scelta maturata nel tempo
Le dichiarazioni ufficiali sono state misurate. I retroscena emersi nelle ore successive provano invece a descrivere una decisione meno improvvisa di quanto sia apparsa all’esterno.
Secondo Dave McMenamin di ESPN, LeBron James avrebbe trascorso le prime settimane dell’offseason riflettendo sul proprio futuro, arrivando alla conclusione di voler continuare a giocare una pallacanestro competitiva e significativa. Non una stagione vissuta soltanto per aggiungere un numero alla propria longevità, ma un’esperienza con un obiettivo reale.
Il suo storico amico e agente, Rich Paul, parlando del percorso che avrebbe portato James alla decisione, ha usato un’espressione precisa: «complete happiness». La sua ricostruzione, riportata dal California Post, è che la scelta non sia stata dettata dal denaro o da una trattativa contrattuale, ma dalla volontà di trovare una situazione che rispondesse alle esigenze della fase finale della carriera del quattro volte MVP.
Sono ricostruzioni da leggere per quello che sono: il punto di vista dell’agente e delle fonti che hanno seguito la vicenda. Non spiegano da sole otto anni di rapporto tra un giocatore e una franchigia. Ma aiutano a capire perché l’addio non sia stato raccontato come una rottura improvvisa.
La separazione sembra piuttosto il risultato di due traiettorie che, con il tempo, hanno iniziato a guardare in direzioni differenti. I Lakers hanno scelto di costruire attorno a Dončić e Reaves. LeBron, a 41 anni, vuole ancora misurarsi con il presente, con la possibilità concreta di competere e di aggiungere un ultimo capitolo alla propria carriera.
🔝 Una celebrazione mai completa…
Dan Woike di The Athletic ha provato a leggere il capitolo Lakers di LeBron partendo da una domanda più difficile: che cosa ha fatto provare James alla città di Los Angeles?
La risposta non è semplice. Perché il titolo del 2020 fu un risultato enorme, ma arrivò in un contesto impossibile da separare dalla tragedia che aveva colpito la famiglia Lakers pochi mesi prima, con la morte di Kobe Bryant, Gianna e delle altre persone a bordo dell’elicottero.
Poi arrivò la pandemia. La stagione si fermò, riprese nella bolla di Orlando e si concluse con il diciassettesimo titolo della franchigia. Un titolo pienamente valido, come hanno ricordato anche Robert Horry e Mychal Thompson nelle interviste raccolte da Mark Medina su Fadeaway World, ma privo di alcune immagini che normalmente accompagnano un trionfo Lakers: il pubblico, la parata, la città in festa.
LeBron non ha mai potuto celebrare quel titolo con Los Angeles nel modo in cui Magic, Kobe o Shaquille O’Neal avevano celebrato i loro. E quando ha superato Kareem Abdul-Jabbar diventando il miglior realizzatore nella storia della NBA, la squadra era già dentro una fase complicata, lontana dall’equilibrio e dalla continuità che avrebbero potuto trasformare quel momento in una festa collettiva ancora più grande.
È anche per questo che i suoi otto anni nella Città degli Angeli restano particolari. James ha vinto. Ha segnato. Ha portato attenzione, pubblico, aspettative e centralità. Ma molte delle sue notti più storiche sono arrivate dentro stagioni segnate da cambi di direzione, infortuni, roster incompleti e una sensazione di provvisorietà che ha accompagnato più di un ciclo tecnico.
Metta Sandiford-Artest (l’ex Ron Artest), Horry e Thompson hanno offerto letture diverse della sua eredità Lakers. Metta ha ricordato il titolo e la capacità di LeBron di restare protagonista per anni. Mychal ha sottolineato come abbia riportato la franchigia alla rilevanza e alla prominenza. Big Shot Rob ha invece posto l’accento sulle aspettative enormi che accompagnano chi indossa quella maglia, soprattutto quando il confronto implicito è con Kobe Bryant.
Nessuno di loro ha negato la grandezza di ciò che LeBron ha fatto. La differenza riguarda il modo in cui quei risultati verranno collocati nella memoria Lakers.

🗣 Il cambio di ciclo e le opinioni contrapposte
La trade che ha portato Luka Dončić a Los Angeles ha reso visibile un cambiamento che, probabilmente, era già iniziato.
Secondo alcune ricostruzioni pubblicate da The Athletic e da Melissa Rohlin del California Post, lo scambio avrebbe rappresentato uno spartiacque anche per LeBron: non perché non avesse accettato di giocare con Luka, ma perché la franchigia aveva ormai individuato nel campione sloveno il proprio centro di gravità per gli anni successivi.
James ha provato ad adattarsi. Ha accettato di giocare in un sistema con più possessi affidati a Dončić e Reaves, ha parlato apertamente di sacrificio e, quando gli infortuni dei suoi compagni lo hanno richiesto, ha rimesso i Lakers sulle proprie spalle nella serie contro i Rockets.
È stato forse il suo ultimo grande atto da leader gialloviola: un giocatore di 41 anni che, invece di limitarsi a gestire le energie, ha guidato un gruppo accorciato dalle assenze fino al secondo turno dei Playoff.
Non tutti, però, hanno interpretato l’addio con lo stesso tono.
Bill Plaschke, in un editoriale sul Los Angeles Times, ha sostenuto che la separazione fosse ormai inevitabile e che la franchigia avesse bisogno di riconoscersi completamente nel proprio futuro attorno a Luka. È chiaramente la sua opinione, dura nei confronti di LeBron e del suo rapporto con l’organizzazione, ma utile per mostrare quanto il dibattito attorno alla sua eredità resti aperto.
Non è l’unica lettura, né quella che emerge dalle reazioni ufficiali.
Jeanie, Magic, Kareem, Luka e Austin non hanno parlato di un capitolo da archiviare con sollievo. Hanno parlato di gratitudine, rispetto e memoria.
La verità, probabilmente, sta nella convivenza di queste due cose: un rapporto giunto al termine e un’eredità che non può essere cancellata.
🔜 Cosa lascia LeBron James ai Lakers
LeBron James lascia Los Angeles dopo otto stagioni, il periodo più lungo trascorso consecutivamente con una sola franchigia nella sua carriera.
Lascia un titolo, un Finals MVP, la NBA Cup, il record di miglior realizzatore della lega, la prima coppia padre-figlio in campo nella storia NBA e una serie di primati di longevità che sembravano impossibili prima che iniziasse a riscriverli.
Lascia anche una squadra diversa da quella che aveva trovato nel 2018. I Lakers arrivavano da anni senza Playoff, con un nucleo giovane e molte domande. LeBron ha contribuito a riportarli al centro della NBA, prima con Anthony Davis e poi accettando l’idea di condividere il palcoscenico con Luka Dončić.
Non sarà ricordato come Magic, non sarà ricordato come Kobe. Non potrebbe esserlo, perché la sua storia Lakers non è mai stata quella di un giocatore cresciuto dentro la franchigia.
Ma non è nemmeno quella di un semplice campione di passaggio.
LeBron è stato il ponte fra il periodo più difficile della storia recente Lakers e il tentativo di costruire un nuovo ciclo. Ha restituito alla franchigia un titolo, ha vissuto alcune delle sue notti più importanti in maglia gialloviola e ha lasciato un livello di aspettativa che non potrà essere ignorato da chi verrà dopo di lui.
Otto anni non stanno in una sola formula.
Ma una cosa, oggi, è difficile da discutere: LeBron James ha lasciato i Lakers. I Lakers, però, non potranno lasciare indietro ciò che LeBron James ha rappresentato per loro.
📅 Next Game
I Los Angeles Lakers tornano in campo nella notte (4:30 🇮🇹) tra Sabato 4 e Domenica 5 Luglio per affrontare i Golden State Warriors al Chase Center di San Francisco.
In copertina: LeBron James durante la gara tra Warriors e Lakers del 9 Aprile 2026 al Chase Center di San Francisco. (Credit: Ezra Shaw, Getty Images. Elaborazione grafica di Leonardo Ferrero per LakeShow Italia)
LeBron James, Luka Doncic, Austin Reaves, Kobe Bryant, Magic Johnson, Kareem Abdul-Jabbar, Anthony Davis
Le statistiche citate, se non altrimenti specificato, sono tratte da Synergy Sports, Cleaning The Glass, NBA Advanced Stats e Basketball Reference. Tutte le clip video, salvo diversa indicazione, sono di proprietà della NBA. Sono utilizzate a scopo divulgativo senza intenzione di infrangere copyright. © NBA Media Ventures, LLC.
Ascolta Lakers Speaker’s Corner, il podcast italiano dedicato ai gialloviola, su:
LeBron James ha superato Kareem Abdul-Jabbar, diventando il miglior realizzatore della storia della NBA. Leggi gli articoli dedicati al record del quattro volte MVP scritti dalla redazione di LakeShow Italia:
- Gli asterischi di LeBron James by Claudio Pellecchia
- Le 5 partite migliori di LeBron James in maglia Lakers by Nello Fiengo, Luca Novo, Giovanni Rossi, Giuseppe Critelli e Simone Stefanini










