Cameron Carr è ufficialmente un giocatore dei Los Angeles Lakers. Alla vigilia del suo esordio in Summer League (leggi tutti i dettagli sui tornei di San Francisco e Las Vegas), il rookie scelto al primo giro ha firmato il contratto che lega formalmente il suo futuro alla franchigia gialloviola.

I termini dell’accordo non sono stati resi noti dai Lakers, ma la rookie scale prevista per la scelta numero 24 vale circa 16,825 milioni di dollari in quattro stagioni, con team option nel terzo e nel quarto anno. Un passaggio formale, certo, ma anche il momento in cui il percorso iniziato nella notte del Draft entra davvero nella sua fase concreta.

Per arrivare a Carr, i losangelini avevano scambiato la scelta #25 con i Knicks, salendo di una posizione. Ora, con il California Classic alle porte, il 21enne da Baylor può finalmente spostare l’attenzione dal palco del Barclays Center al parquet.

Nella sua prima conferenza stampa da giocatore dei Lakers, Cameron ha raccontato molto chiaramente quale sia l’idea con cui vuole presentarsi alla sua nuova squadra: non chiedere subito palloni o responsabilità, ma trovare un modo per essere utile.

🔝 Entrare nella storia dei Lakers

Il primo impatto con El Segundo è stato soprattutto emotivo. Cameron Carr ha parlato della tradizione che si percepisce entrando nella struttura, delle grandi figure passate da quelle stanze e della sensazione di trovarsi improvvisamente dentro un sogno coltivato da bambino. «Quando entri nell’edificio, percepisci subito la tradizione e tutte le persone che sono passate da qui prima di te. È un momento di felicità. Da bambino sogni di salire su quel palco e di raggiungere tutto quello per cui hai lavorato. Entrare in palestra e vedere chi c’è stato prima di me è stato speciale. Ora sono nei loro stessi panni.»

Non è una frase rivoluzionaria, ma restituisce bene il peso che Carr attribuisce al contesto in cui è arrivato. I Lakers non sono soltanto la squadra che lo ha scelto: sono la franchigia che gli offre l’occasione di trasformare un profilo promettente in un giocatore NBA.

Il suo primo contatto diretto con JJ Redick è stato altrettanto significativo. Cameron ha raccontato che il coach è stato una delle prime persone con cui ha parlato quel giorno e che il dialogo è stato immediatamente positivo. «Abbiamo avuto una grande conversazione. È entusiasta di iniziare a lavorare, proprio come me, e io non vedo l’ora di giocare per lui.»

🏀 «Devo dimostrare di poter essere il miglior difensore»

Il messaggio più interessante della conferenza, però, non riguarda l’emozione del momento. Riguarda il campo.

A Baylor, Carr aveva spesso avuto un ruolo da prima opzione, con libertà di attaccare, creare e prendersi responsabilità offensive. Il passaggio nella NBA, soprattutto in una squadra con Luka Dončić e Austin Reaves, richiederà inevitabilmente un adattamento. Il rookie sembra averlo capito senza esitazioni. «Prima di tutto, la difesa. Devo dimostrare di poter essere il miglior difensore, essere costante… qualcuno che la squadra possa mandare sul miglior giocatore avversario.»

È una dichiarazione che non va letta come una semplice formula da rookie. Cam sa che l’atletismo, da solo, non basta. Nel basket NBA tutti sono lunghi, rapidi e capaci di giocare sopra il ferro; la differenza la fa la capacità di leggere l’azione, di non cadere nelle finte, di capire quando usare fisico e verticalità.

Lo ha spiegato con lucidità anche parlando delle sue doti da stoppatore. Il punto non è dimostrare di poter saltare più in alto degli altri, ma imparare a usare quegli strumenti nel momento giusto, diventando un difensore più intelligente e più affidabile.

La Summer League non fornirà verdetti definitivi, ma offrirà già una prima indicazione sul modo in cui Carr affronta questa responsabilità: attenzione lontano dal pallone, disciplina nelle rotazioni, impatto sul ferro e disponibilità a prendersi l’assegnamento più scomodo.

🆙 Cameron Carr: tagli, corsa e verticalità

Sul lato offensivo, Carr non ha immaginato un ruolo complesso o costruito artificialmente. Ha indicato una strada molto più semplice: muoversi senza pallone, correre il campo e trasformare l’atletismo in un vantaggio per i compagni. «Devo solo tagliare, schiacciare e correre in transizione. Se riesco a rendere il loro lavoro un po’ più facile, allora va bene così. Devono soltanto mettere il pallone vicino al ferro e io provo ad andare a prenderlo.»

È una frase che si collega direttamente alla struttura dei nuovi Lakers. Accanto a due creatori di gioco come Dončić e Reaves, un esterno capace di leggere i tagli, riempire le corsie in transizione e giocare sopra il ferro può ritagliarsi spazi reali senza dover monopolizzare il possesso.

Cam, del resto, non considera il gioco senza pallone un territorio sconosciuto. Prima di diventare un riferimento offensivo a Baylor, aveva già ricoperto un ruolo diverso alle superiori, imparando a muoversi accanto a un playmaker dominante e a cercare i propri momenti dentro il flusso dell’attacco.

Per questo il suo adattamento non dovrà necessariamente passare da una rinuncia alla sua identità. Il compito sarà piuttosto tradurre alcune qualità già evidenti — esplosività, tagli, corsa, verticalità — in un ruolo compatibile con un contesto più ricco di talento e responsabilità.

🏋️ La palestra come seconda casa

C’è poi un aspetto che Carr ha ripetuto più volte: il lavoro fisico.

Il rookie ha individuato nell’aumento di peso una delle priorità assolute della sua estate. Non è un dettaglio secondario per un giocatore che dovrà reggere l’urto del basket NBA, difendere su esterni fisici e provare a non essere spostato troppo facilmente nei contatti. «Devo mettere su peso. Voglio stare in sala pesi il più possibile: sarà la mia seconda casa.»

Anche qui, il tono è quello di chi non considera il proprio arrivo ai Lakers un punto d’arrivo. Carr parla di apprendimento, di veterani da osservare, di dettagli da assorbire e riportare nella quotidianità. La parola che torna più spesso è semplice: imparare.

Prima ancora di capire quanto spazio troverà nella rotazione di Redick, Carr sembra aver individuato il modo in cui vuole guadagnarselo. Difendere, correre, tagliare, usare il proprio atletismo con intelligenza e costruire un corpo più pronto alle richieste della lega.

La firma sul contratto rende ufficiale il suo ingresso nei Lakers. La Summer League, da venerdì a San Francisco, sarà invece il primo passo per capire quanto rapidamente quel messaggio potrà trasformarsi in campo.

📅 Next Game

I Los Angeles Lakers tornano in campo nella notte (4:30 🇮🇹) tra Venerdì 3 e Sabato 4 Luglio per affrontare i Golden State Warriors al Chase Center di San Francisco.

In copertina: Cameron Carr (Credit: Arwen Clemans, Los Angeles Times)


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