La pesante sconfitta incassata contro gli Warriors (leggi il racconto della partita) ha reso difficile trovare aspetti davvero incoraggianti nella prima uscita estiva dei Los Angeles Lakers; tuttavia, Cameron Carr è riuscito a ritagliarsi una serata diversa dal resto della squadra.

Al debutto nella Summer League, il rookie ha chiuso con 19 punti e cinque triple, mostrando subito la naturalezza con cui riesce a trovare il canestro anche senza avere molto tempo per pensare. Undici tentativi dall’arco, ritmo, fiducia e nessun timore di assumersi responsabilità: caratteristiche già emerse nel suo percorso a Baylor e che i Gialloviola sperano possano tradursi rapidamente in un’arma concreta anche a livello NBA.

Dietro quella sicurezza, però, c’era tutta l’emozione di un ragazzo che pochi mesi fa era ancora impegnato nel college basketball e che ora si ritrova a indossare la maglia dei Lakers.

«Se dicessi che non ero nervoso, mentirei», ha ammesso Carr nel post partita. «Aspettavo soltanto la palla a due. È stato un momento bellissimo, emozionante, una benedizione.»

Per Cam, il primo possesso è stato sufficiente a trasformare l’ansia in concentrazione. «Di solito è la prima azione a sistemarti», ha spiegato. «Ti aiuta a toglierti di dosso quella tensione. Da lì ho cercato semplicemente di stare nel momento, di essere dove sono i miei piedi e di godermi tutto questo.»

🔜 Il tiro come punto di partenza

La sua partita contro Golden State è stata caratterizzata dal tiro da oltre l’arco. Cameron Carr ha segnato subito due triple nel primo quarto, ha continuato a cercare soluzioni in uscita dai blocchi e ha chiuso la serata con 5/11 dall’arco, rappresentando di fatto la principale fonte offensiva dei Lakers.

Ty Abbott, head coach della squadra estiva, ha apprezzato soprattutto l’atteggiamento mostrato dal rookie. «Abbiamo disegnato alcune azioni per lui, ha visto una finestra e ha tirato. Ci piace quella sua aggressività. Deve saper giocare negli spazi, riempirli di nuovo e riconoscere le occasioni per ricevere e tirare.»

L’allenatore ha sottolineato come proprio la minaccia del suo jumper possa aprire il resto del gioco di Carr: attacchi ai closeout, letture dopo un cambio difensivo, passaggi aggiuntivi e soluzioni in movimento lontano dalla palla. «Il suo tiro può aprire molte altre cose», ha aggiunto Abbott. «Riconoscere quel vantaggio e usarlo a beneficio della squadra sarà molto importante.»

Carr, però, ha giudicato la propria prestazione con una lucidità interessante. Pur dopo una gara da 19 punti, ha riconosciuto di essersi lasciato trascinare in qualche circostanza dall’entusiasmo del debutto. «Credo di essermi fatto prendere un po’ dalla possibilità di tirare, probabilmente per l’eccitazione», ha ammesso. «Ma quando i compagni e lo staff disegnano un’azione per me, devo essere pronto a completare il mio compito. E il mio compito è mettere la palla nel canestro.»

Non è una frase banale per un rookie al primo test estivo. Carr ha mostrato di conoscere il proprio principale punto di forza, ma anche di voler capire come evitare che la sua pericolosità offensiva si trasformi in una successione di conclusioni forzate.

🏀 Cameron Carr: «Devo essere più efficiente»

Nel corso della partita Cameron Carr ha gestito anche qualche possesso come ball handler, provando a leggere il pick-and-roll e a muovere la difesa prima di servire i compagni.

Non è il nucleo del suo gioco, almeno per ora, ma è una componente che potrebbe rendere il suo profilo più completo. «Ci viene ripetuto che, se porti due difensori su di te e riesci a liberarti della palla, hai fatto il tuo lavoro», ha spiegato. «I miei compagni hanno fatto un ottimo lavoro con i blocchi, aiutandomi a trovare spazio. Il minimo che posso fare è cercare di metterli nelle condizioni di segnare.»

Carr ha insistito anche sull’importanza di imparare dai giocatori più esperti presenti nel gruppo. In una Summer League dove roster, ruoli e gerarchie cambiano rapidamente, il rookie sta cercando di sfruttare ogni confronto possibile per accelerare il proprio adattamento. «C’è molto da assorbire fin dall’inizio», ha raccontato. «Ho compagni da cui posso imparare e a cui posso fare domande. Sono grandi giocatori, persone valide, e per me è divertente ascoltarli e capire il loro modo di vedere il gioco.»

La parte più importante di questo percorso riguarda forse la capacità di rallentare mentalmente il gioco. Carr sa di possedere esplosività, lunghezza e un rilascio rapido, ma vuole sviluppare anche quelle letture che permettono a un esterno di essere efficace senza dover vivere sempre sopra il ferro.

«Sento di avere i mezzi atletici», ha spiegato. «Ma devo imparare a giocare anche vicino al ferro, a essere più efficiente, a capire dove posso migliorare e come posso aiutare gli altri.»

👀 «Voglio difendere più posizioni»

Se il tiro è la qualità che può portarlo in campo, la difesa è il terreno sul quale Carr vuole costruire la propria credibilità.

Il rookie aveva già indicato questo aspetto come priorità nei giorni precedenti al California Classic e, dopo la gara contro Golden State, ha ribadito il concetto senza esitazioni. «Voglio essere uno che può difendere più posizioni», ha detto. «Quando i miei compagni avranno bisogno di me nei momenti importanti, voglio che sappiano che Cam può fare uno stop.»

Abbott ritiene che la base fisica per arrivarci esista già. Il coach ha evidenziato le sue leve, l’atletismo e una capacità di leggere ciò che accade sul parquet che può evitare al rookie di essere travolto nei primi mesi di adattamento. «La mentalità è già un ottimo punto di partenza», ha spiegato il coach. «Poi si vedono la lunghezza, l’atletismo e la capacità di leggere il gioco. Non è uno che resta completamente perso in campo; anche quando commette un errore, spesso se ne rende conto in fretta.»

Il passaggio successivo sarà soprattutto fisico. Carr dovrà aggiungere forza e peso per reggere il contatto contro giocatori più maturi, ma anche accumulare quelle esperienze che nessun allenamento può sostituire. «Dovrà mettere un po’ di forza e fare tante ripetizioni», ha aggiunto Abbott. «Non c’è modo migliore per imparare a difendere buoni giocatori che difendere buoni giocatori.»

💪 Un sogno che deve ancora diventare reale

Camerob Carr ha ammesso che tutto ciò che gli è accaduto negli ultimi mesi non è ancora diventato del tutto reale. La fine della stagione universitaria, gli allenamenti pre-Draft, la chiamata dei Lakers, il contratto e il primo ingresso in campo in Summer League sono arrivati uno dietro l’altro, senza quasi lasciargli il tempo di fermarsi. «Onestamente, ancora non sembra reale», ha detto. «Probabilmente ci metterò un po’ per rendermene davvero conto.»

Il percorso, inevitabilmente, ha avuto anche un peso mentale. «Da quel punto di vista è stato un po’ faticoso», ha raccontato. «Ma questi sono i momenti per cui hai pregato, quelli che volevi vivere. Devi riuscire a goderti anche le parti difficili, perché non capita tutti i giorni di svegliarsi e giocare per i Lakers.»

È forse la frase che racconta meglio la prima notte di Carr. I Lakers hanno perso male, il gruppo dovrà crescere rapidamente e la Summer League non concede molto tempo per trovare equilibrio. Ma il rookie ha già mostrato una cosa essenziale: non ha paura del palcoscenico.

Ora dovrà trasformare quella naturalezza nel tiro, insieme alla disponibilità ad apprendere, in un’identità più completa. È il passaggio che separa un buon esordio estivo da un giocatore in grado di costruirsi davvero un posto nel progetto Lakers.

📅 Next Game

I Los Angeles Lakers tornano in campo Domenica 5 Luglio (22:30 🇮🇹) tra Venerdì 3 e Sabato 4 Luglio per affrontare i Miami Heat al Chase Center di San Francisco.

In copertina: Cameron Carr durante la gara tra Warriors e Lakers del 3 Luglio 2026 del Chase Center di San Francisco. (Credit: Noah Graham, NBAE via Getty Images)


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