Arthur Kaluma ha impiegato pochi secondi per capire che la serata avrebbe potuto prendere una direzione speciale. Dopo aver sbagliato i primi due tentativi dall’arco, l’ala ha ricevuto un passaggio all’indietro da Jon Elmore e ha lasciato partire un’altra tripla. Il pallone è entrato senza esitazioni e, da quel momento, il canestro è sembrato diventare sempre più largo.

«Quando Jon mi ha servito, avevo appena sbagliato i due tiri precedenti», ha raccontato nel post partita. «Appena la palla è uscita dalla mano ho sentito che sarebbe entrata. Ho pensato: “Sì, sono caldo”. Da lì è partito tutto.»

Il risultato è stata la migliore prestazione individuale della Summer League dei Lakers.

Nella vittoria sui Mavericks (leggi il racconto della partita), Kaluma ha chiuso con 34 punti, 5 rimbalzi e un eccellente 11/16 dal campo, segnando 6 triple 10. Una prova dominante, costruita senza forzare e accompagnata dalla fiducia crescente dei compagni.

Mentre i compagni continuavano a cercarlo, Arthur ha trasformato ogni ricezione in una nuova minaccia per la difesa avversaria.

🆙 «La mia comprensione del gioco è migliorata»

Costruire rapidamente un’intesa all’interno di una squadra di Summer League non è semplice.

I roster vengono assemblati in poche settimane, i giocatori arrivano da esperienze diverse e ognuno è alla ricerca di un’opportunità personale. Il rischio è che il desiderio di mettersi in mostra prevalga sulla capacità di giocare insieme.

Arthur Kaluma ritiene invece che il gruppo guidato da Ty Abbott abbia trovato un equilibrio particolare. «Abbiamo davvero un ottimo gruppo. In Summer League non è facile creare questo tipo di affiatamento, ma sento che tutti vogliono vedere gli altri avere successo.»

Contro Dallas, quel sostegno si è trasformato in un messaggio semplice: continuare a tirare. «I compagni continuavano a dirmi di farlo», ha raccontato. «Qualche giorno fa avevo rinunciato a un paio di tiri ed erano arrabbiati con me.»

Una prestazione da 34 punti può cambiare la percezione di un giocatore, soprattutto in un contesto come la Summer League.

Kaluma, però, non vuole che una serata offensiva particolarmente brillante modifichi l’identità che sta cercando di costruire. «Posso giocare ovunque serva. Vado fiero soprattutto di quello che faccio in difesa. So di aver segnato tanto, ma semplicemente il tiro stava entrando. Il mio gioco è da 3-and-D: difendo forte e so di poter segnare i tiri aperti. Questa volta mi sono acceso, ma non voglio lasciare che mi monti la testa.»

Kaluma sa che, per conquistare una nuova opportunità NBA passa dalla capacità di essere utile senza bisogno di molti possessi: difendere più ruoli, muovere bene i piedi, colpire sugli scarichi e mantenere energia per tutta la partita.

Il lavoro svolto nell’ultimo anno sembra averlo aiutato proprio in quella direzione. «Credo di essere migliorato molto nel muovere i piedi in difesa. Il tiro è positivo, ma è cresciuta anche la mia comprensione del gioco. Dopo un anno di esperienza, mi sento molto più a mio agio in campo.»

🏀 Arthur Kaluma e la G League

La scorsa stagione con gli ex South Bay Lakers ha rappresentato una fase importante del percorso di Arthur Kaluma.

In G League ha prodotto 14,6 punti e 4,9 rimbalzi di media, tirando con il 55% dal campo e il 37% da tre. Numeri solidi, ma accompagnati soprattutto da un’esperienza che gli ha fatto comprendere la competitività di un ambiente nel quale ogni giocatore è alla ricerca dello stesso obiettivo. «La G League può essere dura. Tutti stanno lottando per conquistare un posto e serve una fame particolare per riuscire ad avere successo.»

Quella pressione ha alimentato il lavoro svolto durante l’estate. «La spinta che avevo nel mio primo anno mi ha portato a migliorare ancora, lavorare sul mio gioco e arrivare qui pronto a sfruttare l’opportunità.»

L’esperienza maturata in G League ha cambiato anche il ruolo di Kaluma all’interno della squadra estiva.

Assieme a Chris Mañon e Adou Thiero, è tra i giocatori che conoscono meglio il sistema, la terminologia e il ritmo del basket professionistico. «Ci sono parole e concetti che utilizziamo e alcuni ragazzi devono ancora imparare. Il gioco va a una velocità diversa e bisogna capire che non tutti sono allo stesso punto. Cerco di accompagnarli, far capire il ritmo e alcune letture. Alla fine resta sempre basket: giochiamo da quando siamo bambini. Bisogna soltanto imparare alcune cose nuove.»

La Summer League rappresenta soprattutto una vetrina.

Per molti giocatori non è soltanto un torneo estivo, ma la possibilità di cambiare il proprio futuro, conquistare un contratto o attirare l’attenzione di una nuova squadra.

Kaluma conosce bene il valore di questa opportunità.

Un anno fa non riuscì a completare il percorso previsto a causa di un infortunio e fu costretto a tornare a casa prima di poter mostrare pienamente il proprio gioco. «Le persone vengono in Summer League per trovare un’opportunità. Lo scorso anno, purtroppo, non ne ho avuta davvero una perché sono dovuto tornare a casa dopo l’infortunio.»

Questa volta la storia è diversa. «Poter essere me stesso, scendere in campo e dimostrare di poter giocare a questo livello è stato incredibile. Tutta la gloria va a Dio.»

Dopo la partita, Kaluma non aveva ancora controllato il telefono né letto gli eventuali messaggi del proprio agente. Forse era troppo presto per pensare alle conseguenze. La Summer League serve a creare opportunità. Arthur, contro i Mavericks, ha fatto tutto il possibile per farsi trovare pronto.

📅 Next Game

I Los Angeles Lakers tornano in campo nella notte (4:00 🇮🇹) tra Martedì 14 e Mercoledì 15 Luglio per affrontare gli LA Clippers al Thomas & Mack Center di Las Vegas.

In copertina: Arthur Kaluma durante la gara tra Mavericks e Lakers dell’11 Luglio 2026 al Thomas & Mack Center di Las Vegas. (Credit: Candice Ward, NBAE via Getty Images)


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