La vittoria contro i Chicago Bulls (leggi il racconto della partita) ha portato i Los Angeles Lakers in semifinale alla 2026 NBA Summer League, dove affronteranno i Golden State Warriors. Dall’altra parte del tabellone, invece, si affronteranno Grizzlies e Rockets.
Più del risultato, però, dal post-partita è emersa con forza l’identità costruita dalla squadra di Ty Abbott: ruoli chiari, fisicità, difesa e disponibilità al sacrificio. Cameron Carr, Chris Mañon e lo stesso coach hanno raccontato una Summer League in cui i Gialloviola non si stanno limitando a vincere, ma stanno provando a dimostrare di saper giocare insieme.
Subito dopo la sirena, ai microfoni di Kristina Pink per NBA on Prime, Carr ha provato a minimizzare il proprio impatto. «Devo dare tutto il merito ai miei compagni. Hanno fatto tutti il loro lavoro. Io mi sono solo fatto trovare pronto quando serviva. Ogni partita miglioriamo sempre di più.»
Il rookie ha poi spiegato la mentalità con cui sta affrontando la Summer League: non solo entusiasmo, ma anche la sensazione di dover dimostrare qualcosa. «Alla fine devi avere il tuo fuoco sotto i piedi. Ogni volta che entro in campo sono motivato a fare il mio lavoro. Penso di essere stato sottovalutato, quindi ho molto da dimostrare.»
Cam sta vivendo il torneo di Las Vegas con leggerezza, ma anche con un obiettivo preciso. Alla domanda su quanto si stia divertendo, la risposta ha raccontato bene il clima interno del gruppo. «È divertente, è fantastico. Giocare basket NBA, giocare la Summer League, stare con i miei compagni, divertirci e giocare. E stiamo facendo molto bene.»
"I think I was overlooked so I got a lot to prove"
— MAL (@MindOfBron) July 17, 2026
Cam im here pic.twitter.com/bgHPwsJ4lC
🔥 Cameron Carr: «Ne mancano ancora due…»
Nella conferenza post-partita, Cameron Carr ha aggiunto un livello più profondo alla lettura della sua Summer League. Il numero 43 ha spiegato di voler affrontare ogni passaggio con umiltà, senza pensare di essere già arrivato. «Affronto tutto giorno dopo giorno, partita dopo partita. Continuo a imparare, a essere una spugna. Non sono un giocatore perfetto, sono molto lontano dall’esserlo. Quindi, ogni volta che qualcuno può aiutarmi o darmi un vantaggio, soprattutto i miei compagni, ascolto.»
Il tema centrale resta il controllo del ritmo. Carr sa di poter creare con la palla in mano, ma continua a indicare la stessa priorità: rallentare, leggere meglio il gioco e ridurre i cali difensivi. «Voglio rallentare. Voglio dimostrare di non giocare come un rookie, ma al mio ritmo. Posso rallentare, mi sento a mio agio con la palla. In difesa, niente cali. Devo cercare di averne il meno possibile.»
La gara contro i Bulls è stata fisica, a tratti nervosa, ma proprio quel tipo di contesto sembra aver aiutato i Lakers. Cam ha spiegato che, quando la partita diventa ruvida, i Gialloviola non si tirano indietro. «Quando la gara diventa un po’ più fisica, per noi è quasi un vantaggio. È così che ci alleniamo. Contro ogni squadra abbiamo cercato di pareggiare la fisicità o essere ancora più fisici.»
Il passaggio più significativo, però, riguarda il modo in cui i Lakers stanno vivendo questa Summer League. In un roster pieno di giocatori in cerca di spazio, contratti e opportunità, il rookie ha parlato di una squadra capace di restare unita proprio perché ognuno sta imparando ad accettare il proprio compito. «È basket giocato con orgoglio, ed è difficile da trovare. Fuori dal campo ci stiamo connettendo, parliamo da compagni e conosciamo il nostro ruolo. Non devi uscire da quello che sei o fare qualcosa con cui non sei a tuo agio. Gioca dentro la tua bolla. Sii elite nel tuo ruolo.»
Lo stesso concetto era emerso anche nell’intervista a bordo campo, quando Carr ha descritto una squadra in cui ognuno resta nel proprio spazio, ma tutto finisce per incastrarsi. «Quando siamo in campo, ognuno è nel proprio piccolo mondo, ma tutto si combina molto bene. Tutti fanno il proprio lavoro e tutti giocano duro. È tutto quello che puoi chiedere.»
Il numero 43 ha poi elogiato Anton Watson, utilizzato anche da point forward contro la pressione dei Bulls. Per il rookie, la versatilità del compagno merita più considerazione. «Ogni partita continua a mostrare cosa può fare: segnare sugli scarichi, stoppare, rimbalzare e anche portarci palla. A un certo punto qualcuno dovrà smettere di sottovalutarlo e dargli il rispetto che merita.»
Guardando alla semifinale contro gli Warriors, Cam non ha nascosto l’ambizione del gruppo, ma ha evitato facili trionfalismi. «Una partita alla volta. Ne mancano ancora due. Non siamo stati perfetti, possiamo essere molto migliori, molto più elite. Sarebbe fantastico vincere il titolo, è quello che vogliamo tutti, ma dobbiamo farlo una partita alla volta.»
🆙 Chris Mañon: «Il mio pane quotidiano è marcare il migliore»
Il discorso sui ruoli si lega perfettamente alle parole di Chris Mañon, protagonista contro Chicago con un impatto costante sui due lati del campo. Il two-way ha parlato con grande sicurezza della propria identità difensiva. «In parte ci credo. Se fossi nella Lega, mi considererei uno dei migliori difensori. Il mio pane quotidiano sarebbe marcare il miglior giocatore avversario. Penso di poterlo fare molto bene.»
L’esterno ex Vanderbilt non vuole però essere solo uno specialista difensivo. In questa Summer League sta cercando di allargare il proprio repertorio, soprattutto in attacco. «Sto cercando di allargare il campo, di essere una minaccia offensiva. Voglio essere una sorta di coltellino svizzero, qualcuno su cui si possa fare affidamento in qualsiasi momento.»
Anche lui ha insistito sulla connessione del gruppo, un tema ormai ricorrente in tutte le interviste dei Lakers. «Siamo tutti abbastanza vicini. Non direi di avere una persona preferita, ma tutti stanno bene insieme. Di solito è questo che rende grandi le squadre, e penso che noi siamo stati bravi a restare uniti e connessi.»
Mañon ha poi speso parole importanti per Carr, evidenziando le caratteristiche che possono renderlo utile anche in NBA. «Ha le misure, ha le braccia lunghe, può tirare sopra gli avversari. Può stoppare tiri da tre, non sapevo nemmeno potesse farlo. Ha tutto quello che una squadra NBA cerca in un’ala difensiva. Quando crescerà fisicamente, diventerà un giocatore eccellente.»
Sul piano mentale, però, il punto resta sempre lo stesso: vincere. «Da quando ero ragazzo, almeno dal liceo, vincere è tutto quello che mi interessa. È bellissimo vincere. Non puoi davvero avere una brutta giornata quando stai vincendo.»
🏀 Ty Abbott: «Il successo è eseguire un sistema»
Ty Abbott ha chiuso il cerchio, riportando tutto alla prospettiva dello staff tecnico. Per l’allenatore, una Summer League positiva non si misura solo dal record, ma dalla capacità dei giocatori di eseguire ciò che è stato preparato. «Si tratta di eseguire quello che provi a costruire nel training camp. Metti i ragazzi nelle condizioni di giocare dentro un sistema, con un certo stile. Se riescono a farlo sera dopo sera, mostrando continuità, è quello che uno staff tecnico e un front office cercano.»
Secondo il coach, il progresso più evidente rispetto al brutto esordio al California Classic riguarda la tenuta mentale del gruppo. «Siamo partiti male a San Francisco, ma siamo riusciti a ritrovarci. La nostra capacità di giocare attraverso l’avversità, restare connessi e rimetterci in carreggiata dopo un brutto quarto, un brutto tempo o un brutto possesso è probabilmente la cosa in cui siamo migliorati di più.»
Poi, ha spiegato che il clima interno nasce da una richiesta fatta al gruppo fin dal primo meeting. «Ho chiesto ai ragazzi un impegno collettivo verso la squadra, e questo richiedeva dei sacrifici. Alcuni stanno giocando ruoli diversi, altri non hanno mai giocato così poco in un contesto simile. Ma la connessione, la capacità di sostenersi e di spingersi in allenamento sono state costanti fin dall’inizio.»
Abbott ha elogiato anche Mañon, sottolineando proprio quegli aspetti meno appariscenti che possono aiutarlo a trovare spazio al piano superiore. «Sta mostrando continuità e una ricerca incessante nella metà campo difensiva. In attacco sta facendo un ottimo lavoro nell’aspettare che la partita venga da lui. Non forza nulla, gioca per i compagni e trasforma la difesa in attacco.»
Infine, l’allenatore ha confermato quanto sia preziosa la versatilità di Watson, soprattutto in una Summer League piena di pressioni a tutto campo e zone press. «La sua versatilità è enorme per noi. In Summer League vedi tanta pressione, uomo contro uomo e zone press. Avere un giocatore come lui, capace di portare palla, organizzarci e farci entrare nelle azioni, è molto importante.»
Per i Lakers, quindi, la semifinale contro gli Warriors non è solo il premio di una serie di vittorie. È il risultato di una squadra che ha trovato un’identità precisa: fisicità, difesa, ruoli accettati e un gruppo che, almeno finora, sembra aver capito perfettamente la lezione ripetuta da Carr: essere elite nel proprio ruolo.
📅 Next Game
I Los Angeles Lakers tornano in campo nella notte (2:30 🇮🇹) tra Sabato 18 e Domenica 19 Luglio per affrontare i Golden State Warriors al Thomas & Mack Center di Las Vegas.
In copertina: Adou Thiero durante la gara tra Bulls e Lakers del 16 Luglio 2026 al Thomas & Mack Center di Las Vegas. (Credit: Candice Ward, Getty Images)
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