La Summer League dei Los Angeles Lakers si è chiusa in semifinale contro gli Warriors, ma il torneo estivo ha lasciato una prima fotografia concreta di Cameron Carr. Il rookie scelto con la #24 ha giocato sette partite tra San Francisco e Las Vegas, tutte in quintetto, mostrando talento realizzativo, atletismo, personalità e margini di crescita ancora evidenti.
Il numero 43 dei Gialloviola ha chiuso la sua estate con 17.4 punti di media in 25.0 minuti, tirando con il 42.3% dal campo, il 29.2% da tre e il 72.7% dalla lunetta. Il dato dall’arco è calato soprattutto a Las Vegas, ma il quadro resta positivo: Carr ha prodotto volume, ha perso pochissimi palloni — 0.7 turnover di media — e ha aggiunto anche 1.4 stocks a partita.
Il punto più interessante, però, non riguarda solo i numeri. Cam ha mostrato una presenza costante, anche vocale, dentro il gruppo. Un aspetto che ritiene parte integrante del proprio percorso. «Non devo perdere la mia voce. Penso di comunicare bene con i compagni, cercando di aiutarli, e loro fanno lo stesso con me. Se riusciamo a comunicare in modo sano, questo può fare meraviglie per tutti.»
Per un rookie, è un dettaglio tutt’altro che banale. Carr non ha affrontato la Summer League soltanto come terminale offensivo, ma anche come giocatore coinvolto nelle letture, nelle comunicazioni difensive e nella costruzione di un linguaggio comune con i compagni. In una squadra che, anche al piano superiore, chiederà capacità di stare dentro un ruolo, è un primo segnale significativo.
🏀 Cameron Carr
La Summer League ha mostrato anche il modo in cui lo staff ha provato a costruire possessi per Cameron Carr. I Lakers hanno provato a servirlo in zone favorevoli del campo: uscite dai blocchi lontano dalla palla, ricezioni dentro l’arco, handoff e situazioni pensate per fargli attaccare il ferro.
È un dettaglio importante, perché racconta un giocatore già utilizzabile in modi diversi. Carr non ha vissuto soltanto di isolamenti o tiri estemporanei: spesso è stato accompagnato dentro il possesso, ricevendo in ritmo o in movimento. Quando ha potuto tirare con i piedi per terra, ha dato segnali incoraggianti. Quando invece ha dovuto forzare letture più complesse, sono emersi i normali limiti di un rookie ancora in fase di adattamento.
La gara contro Golden State ha reso tutto più evidente. Cam ha chiuso con 5/14 dal campo e 1/8 da tre, una serata complicata al tiro proprio nella partita che ha fermato la corsa dei Lakers. Ty Abbott, però, ha spiegato che il punto non era togliere fiducia al rookie, ma aiutarlo a rimanere dentro il proprio gioco. «Con un giocatore così vuoi che resti sicuro e sappia che ti fidi di lui. È lui quello in campo, quindi devi concedergli un po’ di margine. È stato grande per noi, ha segnato tanti tiri.»
Dopo un avvio difficile, Carr si è anche scusato con il coach. La risposta di Abbott è stata semplice: continuare a essere sé stesso, ma con più pazienza. «Gli ho detto di continuare a essere sé stesso, ma di avere un po’ più di pazienza. Magari muovere il pallone, lasciare che arrivi un closeout, leggerlo e poi trovare un’occasione più semplice.»
🏋️ Tornare in palestra
Carr è consapevole che la Summer League non sia un punto d’arrivo. Il torneo gli ha dato minuti, responsabilità e una prima esposizione alla fisicità NBA, ma anche una lista chiara di aspetti su cui lavorare. «Devo continuare a lavorarci. Probabilmente oggi non ho mostrato al meglio quella capacità, ma devo continuare a lavorare. Tornare in palestra, crescere, diventare un giocatore migliore e continuare a imparare.»
Il riferimento è soprattutto alla capacità di creare separazione, usare i blocchi, leggere le difese e prendere decisioni con maggiore calma. Cam ha già mostrato di poter segnare in diversi modi, ma dovrà rendere più stabile il tiro da tre, migliorare nelle letture e abituarsi alla velocità con cui cambiano gli spazi.
Lo ha spiegato lui stesso, indicando ritmo e fisicità come i due primi grandi adattamenti. «Devo solo abituarmi al ritmo della partita e lasciare che il mio corpo si adatti alla fisicità e a un livello diverso di pallacanestro.»
La Summer League non basta per definire cosa sarà Carr nella sua prima stagione NBA. Basta però per individuare una base: un esterno atletico, già capace di muoversi senza palla, attaccare in ritmo, guadagnare falli e comunicare con personalità. Il tiro dovrà stabilizzarsi, il corpo dovrà crescere e le letture dovranno diventare più rapide.
Ma il primo passo è stato chiaro.
Cameron Carr ha prodotto, ha sbagliato, ha imparato e ha continuato a parlare.
Per un rookie, non è poco.
👀 I Gialloviola hanno provato a servirlo in zone favorevoli del campo: uscite dai blocchi lontano dalla palla, ricezioni dentro l’arco, handoff e situazioni pensate per fargli attaccare il ferro. pic.twitter.com/sGO2Lm5gT6
— Giovanni Rossi (@spawnix) July 23, 2026
📅 Next Game
I Los Angeles Lakers tornano in campo nella notte (4:00 🇮🇹) tra Lunedì 5 e Martedì 6 Ottobre per affrontare i Sacramento Kings al Golden 1 Center.
In copertina: Cameron Carr durante il 2026 NBA Rookie Photo Shoot del 15 Luglio 2026 al campus della UNLV di Las Vegas. (Credit: Brian Babineau, NBAE via Getty Images)
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