Per Kevon Looney, l’arrivo ai Los Angeles Lakers (leggi i dettagli della sua firma) ha chiuso una fase sospesa e ne ha aperta un’altra, personale e professionale insieme.
Il lungo ex Warriors aveva passato l’ultimo mese tra l’incertezza della free agency e i preparativi del matrimonio. Poi, nel giro di pochi giorni, tutto ha trovato una direzione: l’accordo annuale da 3,9 milioni di dollari con i Gialloviola, il matrimonio a Santa Barbara e un nuovo capitolo da iniziare in California, accanto alla famiglia della moglie e dentro una delle franchigie che aveva seguito da ragazzo.
«È andato tutto alla perfezione», ha raccontato Looney a Mark Medina di Fadeaway World. «La sua famiglia è tutta qui, quindi sono tutti molto felici. Ora che siamo ufficialmente sposati, possiamo iniziare il nostro nuovo capitolo. E possiamo farlo qui.»
Per i Lakers, Kevon rappresenta una delle aggiunte meno rumorose ma più leggibili dell’estate. Non cambia il volto della squadra, non arriva per occupare il centro della scena, ma porta esattamente alcune delle cose che un gruppo costruito attorno a Luka Dončić e Austin Reaves può cercare da un veterano: blocchi, rimbalzi, fisicità, esperienza playoff e capacità di vivere accanto a una superstar senza togliere spazio al sistema.
🔝 Kevon Looney: «Non potevo rifiutare i Lakers»
Il tre volte campione NBA ha spiegato che, entrando in free agency, la priorità era trovare un contesto in cui potesse avere un ruolo reale. Diverse squadre cercavano un lungo di rotazione, ma Los Angeles aveva qualcosa in più. «Sapevo che sarei diventato free agent. Ho guardato il panorama della free agency e dove ci fosse un’opportunità per giocare. Alcune squadre cercavano un backup. Los Angeles è un posto in cui vengo spesso, ho tanti amici e familiari qui. Avere l’opportunità di unirmi ai Lakers era qualcosa che non potevo rifiutare.»
Il fascino della franchigia ha fatto il resto. Kevon Looney conosce bene il peso dei Lakers da avversario, avendoli affrontati per anni con Golden State, e lo collega soprattutto alla presenza costante dei tifosi. «È una grande opportunità. Giochi per un’altra franchigia storica. I tifosi dei Lakers sono incredibili: li ho visti per tutta la carriera da avversario, so quanto viaggiano, quanto amano la squadra e quanto vogliono vincere.»
L’attrazione principale, però, resta il campo. Dopo anni passati a giocare accanto a Curry, Looney sa cosa significhi muoversi attorno a un creatore capace di piegare le difese. A Los Angeles dovrà farlo con Dončić e Reaves. «Luka e Austin hanno tantissima gravity. Luka è uno dei migliori passatori della lega e può crearmi tante opportunità come giocatore di pick-and-roll. Io posso portare durezza, fisicità e rimbalzo offensivo. Da bloccante posso liberare giocatori come Luka e Austin. E se riesco a farli liberare, loro possono anche regalarmi tanti layup e schiacciate.»
🔜 Da Steph a Luka
Il collegamento con Stephen Curry è inevitabile. Per dieci stagioni, Looney ha imparato a convivere con le attenzioni che le difese riservano ai grandi creatori: blitz, raddoppi, drop coverage, letture diverse possesso dopo possesso. Non è un’esperienza trasferibile in modo automatico, perché Curry e Dončić giocano in maniera diversa, ma il principio resta lo stesso.
«Giocatori come Steph e Luka vedono tante difese diverse», ha spiegato. «Da lungo nel pick-and-roll devi essere pronto a tutte le letture: se viene blitzato, se la difesa resta in drop, se cambia. Devi essere pronto a cambiare i blocchi e gli angoli.»
Proprio contro Dončić, quando era a Golden State, Looney aveva già visto quanto una difesa possa provare a togliere la palla dalle sue mani. «Quando lo abbiamo affrontato lo scorso anno, lo raddoppiavamo spesso e usavamo tanti schemi particolari. Avere già esperienza con un giocatore del calibro di Steph mi prepara mentalmente: le difese proveranno a togliergli il pallone. Io dovrò essere pronto a giocare dal pocket, tenere i blocchi, portargli blocchi anticipati e fare tutto il possibile per rendergli il lavoro più facile.»
È probabilmente la frase che riassume meglio il senso dell’arrivo di Looney. Non deve cambiare il gioco dei Lakers, ma semplificarlo e creare vantaggi. Non deve essere un terminale primario, ma un connettore.
Con Reaves, il lavoro sarà altrettanto importante. Looney sa di poter portare blocchi sulla palla e lontano dalla palla, angoli migliori e contatti più solidi per dare respiro ai creatori. «Austin e Luka sono due guardie che sanno segnare. Io posso portare i blocchi e togliere loro un po’ di pressione, così possono avere tiri puliti. È una cosa in cui mi sono specializzato.»
Con Dončić, invece, ci sarà anche una fase di studio. «Luka è un maestro del pick-and-roll, probabilmente il migliore della lega nel trovare angoli e manipolare la difesa. Voglio parlare con lui, capire come vuole che gli vengano portati i blocchi. Ogni volta che arrivo in una nuova squadra o gioco con una nuova guardia, chiedo come preferisca giocare. È sempre la parte divertente.»
🆙 Accanto a Walker Kessler
Nel nuovo frontcourt dei Lakers, Kevon Looney sarà chiamato soprattutto a dare profondità alle spalle di Walker Kessler. Ma l’ex Warriors non esclude la possibilità di condividere il campo con il nuovo centro titolare.
La chiave, in quel caso, sarà il controllo dei tabelloni. «Possiamo sicuramente controllare i rimbalzi. Walker è una presenza importante in area, un rim protector d’élite. Può aprirsi e segnare da tre, può ricevere lob, può fare un po’ tutto. Ho sempre odiato giocarci contro, proprio perché è un grande stoppatore.»
Il veterano vede anche una complementarità difensiva. Kessler protegge il ferro, lui può muoversi su più posizioni, cambiare, assorbire contatti e usare l’esperienza maturata in anni di playoff. «Avere un protettore del ferro dietro è sempre fantastico. Io mi considero un difensore versatile: ho dovuto marcare quattro, cinque e anche tre, cambiando spesso. Sarà bello giocare con lui, imparare da lui e anche insegnargli qualcosa. È giovane, ma lo affronto da qualche anno. Condividerci lo spogliatoio sarà interessante.»
💪 Le condizioni fisiche
Uno dei punti da chiarire riguarda la scorsa stagione. Looney ha giocato solo 21 partite con i New Orleans Pelicans, ma ha spiegato che il suo utilizzo limitato non è stato legato a un problema fisico persistente.
«Mi sento benissimo», ha detto. «Mi sono fatto male all’inizio dell’anno, poi non ho giocato molto. Questo non ha messo grande stress sul mio corpo. In questo momento sono in ottima forma. Anche, ginocchia, tutto: mi sento alla grande.»
Il lungo ha aggiunto che l’infortunio al ginocchio sinistro in preseason è stato un episodio isolato, non qualcosa che si sia trascinato per mesi. «Dopo quello non ho avuto un grande infortunio. È stata più una questione di squadra giovane e di poco spazio. Sono stato sano per gran parte dell’anno. Ho preso seriamente la riabilitazione, mi sono assicurato che non restasse nulla. Il mio corpo sta bene, sono pronto.»
In estate Kevon si è allenato a Los Angeles, spesso a UCLA, come già fatto in passato. Ora che conosce la sua nuova destinazione, il lavoro potrà diventare più specifico. «Da quando la stagione è finita ad aprile sono qui, lavoro sul mio gioco, sul corpo e sulla testa. Ora che so in che squadra giocherò, posso adattare gli allenamenti a quello che servirà. Parlerò con JJ Redick per capire cosa si aspetta da me, poi cambierò quello che devo cambiare.»
Accanto al basket, il veterano ha continuato a lavorare su mobilità e stabilità. Ha citato il joga, programma basato su mobilità e controllo del corpo, e la muay thai, scelta anche per migliorare l’apertura delle anche e la capacità di muoversi in modo diverso.
🏀 Kevon Looney: «Sono un rimbalzista offensivo d’élite»
C’è poi il tratto più riconoscibile del suo gioco: il rimbalzo offensivo. Looney non lo presenta come un dettaglio marginale, ma come una vera competenza. «Sono entusiasta di tornare in campo e mostrare perché mi considero un rimbalzista offensivo d’élite. Sono uno dei migliori della lega e voglio far vedere a tutti perché questa è la mia specialità.»
Per Kevon, non è solo questione di istinto. «Sono sempre stato piuttosto bravo, molto insistente. Le persone non mi vedono come un super atleta, ma penso di avere un buon secondo salto, un buon quick jump. Studio i miei compagni, studio i loro tiri, so dove andare. Alleno questa abilità come alleno il tiro e la difesa.»
Anche qui torna l’esperienza Warriors. A Golden State, racconta, i coach insistevano su angoli, posizionamento e regole per guadagnare vantaggio a rimbalzo.
Looney parla quasi di una scienza, ma anche di un’arte. E non ha alcuna intenzione di rivelare tutti i dettagli. «C’è un’intera scienza dietro. Steven Adams ne ha parlato in un podcast, ma non mi è piaciuto che abbia svelato tutti i segreti, perché c’è davvero un’arte. Io la prendo molto seriamente.»
Il ricordo più chiaro resta Gara 7 del 2023 contro Sacramento: 50 punti di Stephen Curry, ma anche 20 rimbalzi di Looney. Mike Brown, all’epoca coach dei Kings, disse che senza quei rimbalzi Sacramento avrebbe probabilmente vinto la partita. «È un grande complimento. Steph ha portato lo show, ma anch’io giocai una grande partita. È una delle mie preferite.»
🐍 Kobe, i tifosi e Lakers Nation
Il legame con i Lakers, per Looney, non nasce soltanto ora. Cresciuto a Milwaukee, da ragazzo seguiva la squadra e soprattutto Kobe Bryant. «Ero un grande tifoso di Kobe. Era il mio giocatore preferito.»
Il momento più importante da spettatore resta il titolo del 2010 contro i Celtics, la rivincita dopo la sconfitta del 2008. Da giocatore, invece, Looney ricorda una serata particolare: il ritiro delle maglie di Kobe, vissuto in campo da avversario. «Ero solo al mio terzo anno nella lega. Essere lì, giocare contro i Lakers e vedere il numero di Kobe ritirato ha riportato indietro tutti i ricordi di quando lo guardavo da bambino. Essere su un campo NBA, dopo aver sognato di essere come lui, è stato surreale.»
Ora quel rapporto cambia prospettiva. Looney non sarà più l’avversario che osserva da fuori la presenza dei tifosi gialloviola, ma uno dei giocatori chiamati a rappresentarli. «I tifosi dei Lakers sono ovunque. Vai in qualsiasi città e ci sono. Alla Summer League sembra che prendano il controllo ogni anno. Anche a New Orleans, quando li abbiamo affrontati, sembrava che quasi tutto il palazzetto fosse pieno di tifosi Lakers. So quanto questa franchigia sia importante per la NBA e per il mondo.»
Per i Lakers, il valore di Looney sarà probabilmente misurato nelle piccole cose: un blocco tenuto mezzo secondo in più, un rimbalzo offensivo strappato, una lettura dal pocket, una copertura difensiva sistemata al momento giusto.
Non è il tipo di aggiunta destinata a cambiare la narrazione dell’estate. Ma in una squadra che vuole dare a Dončić e Reaves più struttura, più fisicità e più esperienza, Looney può essere esattamente il veterano di cui c’era bisogno.
📅 Next Game
I Los Angeles Lakers tornano in campo nella notte (4:00 🇮🇹) tra Lunedì 5 e Martedì 6 Ottobre per affrontare i Sacramento Kings al Golden 1 Center.
In copertina: Kevon Looney durante la gara tra Warriors e Pelicans del 29 Novembre 2025 al Chase Center di San Francisco. (Credit: Jed Jacobsohn, NBAE via Getty Images)
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