Meno di quattordici mesi dopo essere passati nelle mani di Mark Walter, i Los Angeles Lakers cambiano proprietà un’altra volta. Il 12 agosto 2026 è arrivata l’ufficialità: il finanziere Josh Kushner, fondatore di Thrive Capital, e l’ex CEO di Disney Bob Iger acquisiscono la franchigia per una valutazione record di 12,5 miliardi di dollari, la cifra più alta mai pagata per una squadra sportiva professionistica negli Stati Uniti.

Una storia lunga quasi mezzo secolo

Per capire la portata della notizia bisogna fare un passo indietro. I Lakers erano stati acquistati nel 1979 da Jerry Buss per 67,5 milioni di dollari, un investimento che comprendeva anche i Los Angeles Kings e il Forum. Quella stessa estate arrivò con la prima scelta assoluta del draft Magic Johnson, l’inizio dell’era “Showtime” e di un dominio che nei decenni successivi avrebbe portato 11 titoli NBA, 17 finali e 37 partecipazioni ai playoff.

Alla morte di Jerry Buss nel 2013, la proprietà passò a un trust controllato dai sei figli, con Jeanie Buss che nel 2017 si affermò come proprietaria di controllo dopo uno scontro interno alla famiglia. La gestione Buss si è chiusa nel giugno 2025, quando la famiglia ha votato per cedere la quota di controllo a Mark Walter, già proprietario dei Dodgers e azionista di minoranza dei Lakers dal 2021, per una valutazione record all’epoca di 10 miliardi di dollari.

Il contesto: la tempesta attorno a Mark Walter

La rapidità con cui Walter ha rivenduto la squadra non è casuale. Negli ultimi mesi il suo impero finanziario è finito sotto la lente della procura federale e della SEC per un’indagine su presunti prestiti “related-party”, cioè operazioni tra società collegate, non dichiarate come tali, per un valore complessivo stimato attorno ai 16 miliardi di dollari.

Al centro della vicenda ci sono Guggenheim Partners, la società di gestione patrimoniale guidata da Walter, e due compagnie assicurative del Delaware di sua proprietà, Delaware Life Insurance e Clear Spring Life and Annuity. L’indagine sarebbe partita da una segnalazione interna relativa al modo in cui Guggenheim contabilizzava i ricavi legati alle due assicurazioni.

Dalla revisione è emerso che l’esposizione dichiarata in prestiti collegati, inizialmente indicata attorno a 1 miliardo di dollari, era in realtà molto più alta: Delaware Life ha dovuto correggere la cifra da circa 1,4 miliardi (il 3% degli investimenti) a oltre 17 miliardi, pari ad almeno il 39% del totale degli asset gestiti.

Il problema di fondo, spiegato dagli analisti, è strutturale: le compagnie assicurative usano investimenti a lungo termine per coprire le polizze vita e le rendite dei clienti, e quando i gestori patrimoniali collegati concentrano una parte consistente di quel capitale in prestiti verso altre società dello stesso proprietario, un problema in una parte dell’impero può facilmente propagarsi al resto.

Negli scorsi giorni si è parlato anche di un tentativo di Walter di raccogliere nuova liquidità per ridurre l’esposizione debitoria delle sue assicurazioni, proprio mentre l’inchiesta restava aperta. È in questo contesto — con il nome di Walter legato a un’indagine federale ancora in corso — che la cessione dei Lakers a Kushner e Iger va inquadrata.

L’accordo con Kushner e Iger

Secondo quanto raccontato da Bob Iger, l’operazione è nata quasi per caso e si è chiusa in appena tre giorni. Iger e Kushner, che tramite Thrive Capital stava valutando l’acquisto di una nuova franchigia di espansione NBA a Las Vegas, si sono visti proporre l’opportunità di rilevare la quota di Walter nei Lakers.

“Eravamo coinvolti nel percorso per la nuova franchigia di Las Vegas. E mentre succedeva questo, ci è stato suggerito che forse Mark Walter sarebbe stato interessato a vendere la sua quota nei Lakers. Abbiamo deciso immediatamente che, dato il valore della franchigia e la sua natura iconica, sarebbe stato molto intelligente inseguirla”, ha raccontato Iger.

Nel loro comunicato congiunto, Kushner e Iger si sono impegnati a “servire questa squadra straordinaria, i suoi tifosi e la città di Los Angeles”. Con una valutazione di 12,5 miliardi di dollari, l’operazione supera nettamente il precedente record fissato solo un anno prima dallo stesso Walter, confermando la crescita vertiginosa del valore delle grandi franchigie sportive americane, anche quando a determinarla è, come in questo caso, una vendita forzata dalle circostanze del venditore più che dalla libera scelta.

What’s next?

Ci sono molti elementi difficili da decifrare in questa operazione ed è molto complesso identificare i veri “stakeholder” della discussione: il fianco è scoperto, e le teorie del complotto di hater e santoni del giornalismo sportivo si sprecheranno. Ma è davvero questo quello che interessa ai tifosi dei Lakers?

Mark Walter era una garanzia per il background e per una metodologia “proven in use” che ha reso i Dodgers una delle franchigie più vincenti degli ultimi anni. Le aspettative di investimenti e mosse per modernizzare l’organizzazione erano tante, ma in questi mesi – al netto di una chiara ristrutturazione – qualcosa non è andato come mi aspettavo.

La fama di “decision-maker” di Walter non ha avuto riscontro nei primi mesi da proprietario dei Lakers, e il “problemino” con l’FBI e un infarto subìto nel 2024 potrebbero essere le cause dei movimenti contenuti e poco invasivi fatti nel suo breve stint ai Lakers. Ora però dobbiamo guardare oltre: una nuova era è all’orizzonte.

Al di là dei giudizi personali su chi siano davvero questi due nuovi proprietari, vale la pena mettere da parte le opinioni e concentrarsi sulle domande che contano per il campo e per il futuro dell’organizzazione.

Che tipo di investimenti porteranno per modernizzare struttura, organizzazione e strutture di allenamento? Manterranno l’attuale front office guidato da Rob Pelinka o cambieranno la governance cestistica? E quale sarà il loro approccio al mercato, ai rinnovi e alle trattative per i giocatori chiave? C’è poi la questione del rapporto con Jeanie Buss e con l’eredità della famiglia Buss, ancora legata alla franchigia, oltre al tema delle infrastrutture: punteranno su un salto di qualità per arena e training facility, o manterranno il profilo conservativo tenuto finora da Walter?

Infine resta da capire quanto peserà la loro inesperienza nella gestione di una franchigia sulle scelte sportive dei Lakers.

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Ingegnere, partenopeo disperso tra le Alpi svizzere, world traveler. Ho cominciato con Clyde Drexler per finire ai Lakers. Everything in its right place, no?

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