Meno di un anno dopo aver acquisito i Los Angeles Lakers, Mark Walter è già uscito di scena — o almeno sta per farlo. Ma dietro la cessione lampo a Josh Kushner e Bob Iger si nasconde una storia molto più grande, fatta di indagini federali, miliardi di dollari e una faida di famiglia che rischia di trasformarsi in una battaglia legale. Ecco tutto quello che i tifosi gialloviola devono sapere.

Chi è (davvero) Mark Walter

Prima di diventare il volto della proprietà dei Lakers, Walter era già una delle figure più potenti dello sport americano: CEO di Guggenheim Partners, colosso finanziario con centinaia di miliardi di dollari in gestione, oltre che proprietario dei Dodgers dal 2012. Il suo impero, riunito sotto il cappello di TWG Global, si estende ben oltre il basket: quote nel Chelsea, nella PWHL e nel team di Formula 1 Cadillac fanno tutte parte del portfolio.

Nell’ottobre 2025 il Board of Governors della NBA aveva approvato all’unanimità l’acquisto della quota di controllo dei Lakers da parte di Walter, con una valutazione record di circa 10 miliardi di dollari. L’accordo prevedeva che Jeanie Buss restasse governatrice della franchigia per almeno cinque anni.

L’inchiesta che ha cambiato tutto

Meno di un anno dopo, lo scenario è completamente ribaltato. Al centro della tempesta ci sono due compagnie assicurative controllate da Walter, Delaware Life e Clear Spring Life and Annuity, entrambe parte del gruppo Group 1001. Le autorità federali indagano su come queste società abbiano classificato circa 20 miliardi di dollari di prestiti erogati ad altre aziende dello stesso impero di Walter.

Il dato più clamoroso è arrivato con la revisione dei bilanci 2025: gli investimenti “affiliati” (cioè le operazioni tra società sotto lo stesso controllo) di Delaware Life sono passati dal 3% dichiarato inizialmente al 42% degli asset totali.

Le indagini toccano anche possibili violazioni del Foreign Corrupt Practices Act. Walter, va detto, non è stato formalmente accusato di illeciti nell’ambito dell’inchiesta assicurativa, e TWG Global ha risposto assumendo un nuovo responsabile legale di peso, l’ex avvocato di Goldman Sachs David Markowitz, mentre pubblicamente respinge quelli che definisce attacchi orchestrati da fonti anonime.

Secondo il Wall Street Journal, Walter sarebbe consapevole dell’indagine della SEC almeno dal settembre 2025, con tanto di sequestro di un dispositivo elettronico nell’ambito delle perquisizioni. Questo dettaglio è cruciale: suggerisce che la vendita dei Lakers non sia stata solo un’opportunità di mercato colta al volo, ma anche una mossa per liquidare rapidamente il proprio asset più prezioso mentre la pressione regolatoria cresceva.

Non è la prima volta che Walter finisce sotto la lente. Una causa del 2014 aveva già accusato le sue società di aver usato fondi di polizze assicurative per finanziare in parte l’acquisto dei Dodgers, oscurando anche allora transazioni tra aziende affiliate.

Coinvolgimenti illustri: spunta anche Magic Johnson

Un’inchiesta pubblicata il 26 agosto da Hunterbrook Media aggiunge un altro tassello — e questa volta il nome coinvolto è una leggenda dei Lakers: Magic Johnson.

Al centro c’è EquiTrust, la compagnia assicurativa che Johnson acquistò anni fa proprio da Guggenheim, la società di Walter, e che secondo Forbes è alla base della sua fortuna da miliardario. Guggenheim ha continuato a gestire gli investimenti di EquiTrust anche dopo la cessione a Magic.

Analizzando bilanci e documenti depositati presso la SEC, Hunterbrook ha individuato una rete di investimenti e prestiti che collegano EquiTrust a fondi legati a Johnson — in particolare JLC Infrastructure, di cui Johnson è tra i principali soci — e persino alla società titolare dei diritti TV dei Dodgers, squadra di cui lo stesso Johnson è comproprietario di minoranza insieme a Walter. Nei documenti ufficiali, EquiTrust ha sempre classificato queste posizioni come investimenti “non affiliati”, nonostante l’evidente sovrapposizione di persone e interessi.

Un altro elemento chiave: lo scorso anno EquiTrust è stata venduta ad Amistad, una delle società ora finite sotto la lente del Dipartimento di Giustizia proprio nell’ambito dell’inchiesta su Walter. A guidare Amistad è Eric Holoman, storico braccio destro di Johnson, ex presidente di Magic Johnson Enterprises e attuale governatore delle Sparks (altra franchigia del “regno” di Walter).

Va precisato che, come per Walter, non risulta al momento alcuna accusa formale nei confronti di Johnson, e non è chiaro se quest’ultimo mantenga tuttora un interesse economico in Amistad. Ma la vicenda mostra quanto sia fitta la rete di partecipazioni incrociate attorno all’ex proprietario dei Lakers — e quanto, indirettamente, tocchi anche altri nomi storici legati allo sport di Los Angeles.

Il fronte si allarga: anche Guggenheim scricchiola?

Un secondo pezzo di Hunterbrook Media, pubblicato il 18 agosto, sposta l’attenzione dal singolo Walter alla tenuta dell’intero gruppo Guggenheim — la casa madre da oltre 360 miliardi di dollari in gestione di cui Walter è CEO.

Al centro c’è Sammons, conglomerato assicurativo che da trent’anni è il principale azionista di Guggenheim Capital e che, secondo le stesse fonti citate da Hunterbrook, avrebbe affidato a Guggenheim fino a 100 miliardi di dollari in gestione. Nei giorni scorsi Sammons ha dichiarato per la prima volta pubblicamente di essere in fase di progressivo disinvestimento dalla partecipazione in Guggenheim da diversi anni, sostenendo di non avere più interessi di voto nella società e di non essere sotto indagine.

Il problema è che questa versione confligge apertamente con i documenti depositati dalla stessa Guggenheim presso la SEC, che fino a tempi recenti descrivevano Sammons come il maggiore azionista con diritti di voto, oltre che come principale fonte di commissioni e come “soggetto di controllo” con potere di nomina nel comitato esecutivo. Le due società, insomma, raccontano versioni diverse della stessa relazione finanziaria — e nessuna delle due ha fornito chiarimenti alle richieste dei giornalisti.

Le conseguenze di mercato sono state immediate: nei giorni successivi alla prima inchiesta di Hunterbrook, le obbligazioni emesse da Sammons Financial sono crollate ai minimi storici, mentre un prestito legato a una società di Guggenheim ha perso il 20% di valore. Hunterbrook ha inoltre documentato l’utilizzo di fondi assicurativi riconducibili a Sammons per finanziare, tramite veicoli finanziari gestiti da Guggenheim, asset controllati da TWG — inclusa una squadra di rodeo.

Per i tifosi dei Lakers il collegamento è indiretto ma non irrilevante: la solidità di Guggenheim è lo sfondo finanziario su cui si regge l’intero impero di Walter, compresa la rapidità con cui ha dovuto liquidare i suoi asset sportivi. Non a caso, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, lo stesso Walter avrebbe offerto le proprie quote in Guggenheim come garanzia collaterale per ottenere prestiti rapidi e tamponare i buchi di bilancio delle sue compagnie assicurative.

La vendita dei Lakers: a che punto siamo davvero

Ed è qui che arriva la notizia che riguarda più da vicino i tifosi: la cessione dei Lakers a Kushner e Iger non è ancora ufficiale.

L’accordo, annunciato a metà agosto, valuta la franchigia 12,5 miliardi di dollari — un balzo di 2,5 miliardi rispetto a quanto Walter aveva pagato solo dieci mesi prima, e la valutazione più alta mai raggiunta da una squadra sportiva americana.

Kushner e Iger, che in precedenza lavoravano a un progetto di espansione a Las Vegas, hanno virato con decisione sui Lakers dopo che qualcuno avrebbe suggerito loro un possibile interesse di Walter a vendere. Secondo quanto riferito da Iger stesso, l’intera trattativa si è chiusa in appena tre giorni.

Perché non è ancora fatta? Perché serve l’approvazione del Board of Governors della NBA, che richiede il via libera del 75% dei proprietari delle franchigie. Il prossimo appuntamento utile è fissato per il 15 e 16 settembre a New York. Nel frattempo Kushner deve anche liberarsi della sua quota di minoranza nei Miami Heat, condizione necessaria prima che il processo di approvazione possa procedere.

Dodgers e Sparks non fanno parte dell’operazione: restano saldamente nelle mani di Walter.

La faida Buss: la vendita che ha riacceso tutto

Qui la storia si intreccia con un altro capitolo, forse ancora più delicato per l’anima della franchigia: la frattura interna alla famiglia Buss.

Quando Walter aveva acquistato la quota di controllo nel 2025, i sei fratelli Buss (Jeanie, Jim, Johnny, Janie, Joey e Jesse) avevano mantenuto collettivamente il 17,8% della squadra — sufficiente per garantire a Jeanie lo status di governatrice, visto che le regole NBA impongono almeno il 15% per ricoprire quel ruolo.

Ma quella vendita aveva già lasciato ferite aperte: Janie, Joey e Jesse erano stati allontanati dai loro ruoli nel front office pochi mesi dopo l’operazione, mentre Jim era stato estromesso già nel 2017 e Johnny aveva preso altre strade dopo la morte del padre Jerry.

Ora, con l’offerta di Kushner e Iger che vale 2,5 miliardi in più rispetto a un anno fa, cinque dei sei fratelli — tutti tranne Jeanie — hanno deciso di vendere anche la loro quota residua, unendosi all’operazione. Jeanie si è opposta pubblicamente, e attraverso il suo avvocato Adam Streisand ha dichiarato nulla qualunque vendita della quota della famiglia, sostenendo che serva l’accordo di tutti e tre i co-trustee del fondo di famiglia (lei, Janie e Joey) — e non una semplice maggioranza dei sei fratelli.

La situazione è resa ancora più intricata dal fatto che Janie e Joey, pur essendo tra i co-trustee citati da Jeanie come necessari per validare la vendita, sono anche tra i cinque fratelli che pubblicamente sostengono l’operazione. Gli antagonisti di Jeanie hanno risposto con una nota congiunta ribadendo l’intenzione di procedere comunque con la cessione della loro quota, definendo la propria decisione unitaria nonostante l’opposizione della sorella maggiore.

Se la vendita della quota Buss dovesse concludersi, Jeanie perderebbe la percentuale minima di possesso richiesta per restare governatrice della squadra — chiudendo di fatto 47 anni di controllo familiare sui Lakers, iniziato quando Jerry Buss acquistò la franchigia nel 1979.

Cosa significa per i tifosi

Per chi segue i Lakers, le implicazioni sono su più livelli:

  • Sul campo, per ora, nulla cambia immediatamente — l’approvazione NBA richiede tempo, e fino al voto di settembre Walter resta formalmente il proprietario di controllo.
  • Il futuro della governance è in bilico. Se la disputa legale tra Jeanie e i fratelli dovesse trascinarsi, potrebbe complicare o rallentare ulteriormente il closing dell’operazione con Kushner e Iger, e mettere in discussione chi guiderà davvero la franchigia nel lungo periodo.
  • La posizione di Rob. Nel medio periodo Pelinka dovrà “vendere” la sua strategia alla nuova proprietà, e li capiremo se Kushener e Iger approvano la direzione intrapresa da Mr. Smoking bianco quest’estate
  • L’identità “di famiglia” della squadra rischia di sparire del tutto. Con l’uscita di Walter e la possibile fuoriuscita totale dei Buss, i Lakers passerebbero per la prima volta nella loro storia moderna sotto un controllo interamente esterno alla storica ownership partita dal Dr. Jerry.
  • Le nubi finanziarie su Walter non riguardano direttamente i Lakers, dato che l’indagine si concentra sulle sue società assicurative e non sulla franchigia NBA — ma il contesto aiuta a spiegare la fretta con cui l’ormai ex proprietario ha deciso di vendere un asset comprato meno di un anno prima.

La palla passa ora al Board of Governors NBA, con l’appuntamento di metà settembre che si preannuncia decisivo non solo per il passaggio di proprietà, ma anche per capire se la voce di Jeanie Buss riuscirà a fermare — o almeno rallentare — la fine di un’era.

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Ingegnere, partenopeo disperso tra le Alpi svizzere, world traveler. Ho cominciato con Clyde Drexler per finire ai Lakers. Everything in its right place, no?

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