Il reclamation project è uno dei marchi di fabbrica del mercato di Rob Pelinka. L’identikit è semplice: un giocatore ancora giovane, scelto in lottery o giù di lì, che nella lega ha mostrato sprazzi di talento senza mai trovare la continuità — o la giusta collocazione tattica — per giustificare l’estensione del contratto da rookie. Sono scommesse a basso costo, di quelle che possono alzare il ceiling di una squadra con poche fiches sul tavolo. A patto, però, di vincerle.
Non esiste, infatti, solo Malik Monk, che dopo un’ottima annata in gialloviola si è guadagnato un contratto da 80 milioni. Ci sono anche Troy Brown e Jake LaRavia, quest’ultimo ancora alla ricerca di una dimensione nel roster cervellotico dei Lakers. Quest’anno il peculiare premio di Lakers Reclamation Project of the Year va senza dubbio a Ziaire Williams.
Il ritorno a casa, dopo Memphis e Brooklyn
Originario di Lancaster, Williams torna nella California del Sud dopo aver frequentato la Sierra Canyon High School insieme al compagno di classe più celebre della storia della scuola: Bronny James.
La sua carriera NBA, fin qui, non è stata all’altezza di una scelta numero 10. Le sue misure — 206 centimetri — e il suo atletismo avevano fatto innamorare gli scout di Memphis, che vedevano in lui l’anello di congiunzione tra il dinamismo sfrontato di Ja Morant e la verticalità statuaria di Jaren Jackson Jr. L’hype si è spento quasi alla stessa velocità della parabola discendente di quella versione del grit and grind targata Tennessee.
Ci ha provato Brooklyn a rimettere insieme i pezzi. Per un periodo, nemmeno troppo breve, è sembrato che Jordi Fernández avesse trovato la dimensione giusta per lui: buoni flash sia nella pressione a tutto campo sul portatore di palla che come playmaker difensivo lontano dal pallone. Non è bastato, però, per convincere i Nets a puntarci forte. Colpa di un rendimento troppo altalenante e di un arsenale offensivo ancora rudimentale per una squadra di bassa classifica alla disperata ricerca di talento vero.
Ora tocca ai Lakers, nella speranza che l’aria di casa e un contesto finalmente competitivo facciano germogliare i semi dormienti del suo talento.
Qual è il migliore Ziaire Williams?
Le qualità migliori di Williams sono tutte nella metà campo difensiva, ed è lì che si giocherà un posto nelle rotazioni gialloviola. A Brooklyn è stato spesso schierato sui migliori attaccanti avversari, con una discreta capacità di pressare a tutto campo e ritardare l’inizio delle azioni — una skill sempre più preziosa in una NBA dove gli attacchi sono più sofisticati e imprevedibili. Sulla palla ha una tecnica di base solida quando deve passare sopra i blocchi ed è bravo a sfruttare agilità e leve lunghe per colmare i gap creati dal bloccante e contestare il tiro.
È facile immaginare che, viste le scarse alternative sul punto di attacco, JJ Redick possa metterlo in single coverage contro le migliori guardie avversarie. Williams, però, non ha la mobilità laterale né l’atletismo dei migliori interpreti del ruolo, e in certi matchup rischia di pagare una corporatura esile che spesso lo porta a essere sovrastato in post da avversari più strutturati.
L’aspetto forse più interessante del suo profilo difensivo è la capacità di sporcare le linee di passaggio e generare palle perse. A Brooklyn, Fernández lo ha usato anche come free safety, libero di leggere l’azione per portare un aiuto o un raddoppio in punta.
Nell’ultima stagione è stato tra i migliori playmaker difensivi della lega: 94° percentile per palle rubate (2.1 su 36 minuti) e 3.1 deflections a partita in appena 23 minuti di utilizzo medio. Numeri da compagnia altisonante — Scottie Barnes, VJ Edgecombe, Kawhi Leonard — anche se con un minutaggio nettamente inferiore.
La combinazione tra capacità di anticipo e braccia lunghe, se disciplinata, può produrre un difensore dall’impatto notevole. Ed è esattamente il tipo di giocatore che serve in un’epoca in cui l’imperativo di ogni coach, Redick incluso, è vincere ai margini: i profili disruptive, capaci di aumentare il numero di possessi della propria squadra e con essi il margine d’errore, valgono sempre di più. Williams può rientrarci.
Per fare il salto verso l’élite difensiva, però, dovrà alzare il livello di attenzione quotidiana. Sa essere un mastino, non disdegna il trash talking con la stella di turno, ma il focus tende a svanire nel corso della stagione — e con esso l’impatto difensivo.
I limiti offensivi e la questione tiro
In attacco, Ziaire non è mai riuscito a sviluppare i flash da creatore mostrati al college, fagocitato dall’ego e dalla fame di palloni di Morant, Bane, Brooks e Jackson. Oggi le sue qualità migliori si vedono in transizione e in alcune situazioni di taglio opportunistico dal lato debole, dove nell’ultima stagione si è piazzato nell’81° percentile. In quest’ottica potrebbe diventare, nella migliore delle ipotesi, una versione discount del Derrick Jones Jr. visto a Dallas — con Dončić pronto a esaltarne la verticalità lontano dalla palla.
Per guadagnarsi un posto stabile nelle rotazioni, però, Williams dovrà diventare un tiratore più affidabile. Nella sua miglior annata, quella appena conclusa, ha tirato solo il 34% da tre. La meccanica è comunque solida e l’85% ai liberi lascia sperare che possa diventare quantomeno un tiratore rispettabile quando ha metri di spazio: il 41% sulle triple wide open dell’ultima stagione va in questa direzione.
Che ruolo può avere ai Lakers?
C’è chi, in queste settimane, ha iniziato a immaginare Williams addirittura da titolare nel ruolo di 4, complice qualche chilo di muscoli in più messo su durante l’estate. Un dettaglio che a Los Angeles non è passato inosservato, visto quanto i Lakers necessitino di corpi in grado di reggere il matchup contro le ali forti della lega dopo gli addii di LeBron James e Rui Hachimura.
L’idea, sulla carta, ha un suo fascino: Williams che sale di una posizione, usa le sue leve lunghe per contendere i rimbalzi e allo stesso tempo garantisce lo spacing e la mobilità laterale che un 4 tradizionale non potrebbe offrire. È il tipo di jolly posizionale che ogni coach moderno sogna di avere in rotazione.
La realtà, però, rischia di essere diversa. Nonostante l’aggiunta di peso, Williams resta un giocatore dalla struttura esile per reggere con continuità lo scontro con le ali forti fisiche della Western Conference, e il suo impatto offensivo – ancora troppo limitato – non è pronto per sostenere minuti da titolare.
Lo scenario più probabile lo vede quindi partire dalla panchina, con un minutaggio nell’ordine dei 15-20 minuti a sera: abbastanza per sfruttare le sue doti predatorie in difesa contro le second unit avversarie, senza esporlo ai matchup più fisici che rischierebbero di penalizzarlo.
Ziaire Williams resta una delle scommesse più intriganti del roster gialloviola. Le speranze dei Lakers di avvicinarsi a Spurs e Thunder passano anche da una stagione di svolta per lui, per il sophomore Adou Thiero, o da un’improvvisa rinascita di Matisse Thybulle. Difficile, certo. Ma non impossibile — come insegna la storia di ogni reclamation project.
Calabrese, gobbo, tifoso Lakers: insomma, una persona orribile. Ossessionato dallo sport in ogni sua forma, dopo aver visto Kobe e Shaq su Tele+ ho sviluppato una grave dipendenza dalla NBA.









