In copertina: D’Angelo Russell parla con i media nel corso delle exit interviews. (Lakers.com)

Tempo di exit interviews in casa Los Angeles Lakers. A rispondere alle domande dei giornalisti, tocca ai tre membri della trade che ha rivoluzionato la squadra a febbraio: D’Angelo Russell, Jarred Vanderbilt e Malik Beasley. Tutti e tre concordano su una cosa: con maggiore conoscenza reciproca e più tempo trascorso insieme, questa squadra può vincere il titolo NBA.

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🤷‍♂️ D’Angelo Russell: «Sarebbe bello rimanere, vedremo cosa succederà»

A D’Angelo Russell viene immediatamente chiesto come valuta il suo ritorno ai Lakers e la conseguente run playoff della squadra:

«Un completo successo. Onestamente è stata una grande esperienza ritornare qui con un ruolo del genere, preparato com’ero per dare una mano e inserirmi nel gruppo. Siamo arrivati fino alle Finali di Conference. È stato un completo successo, non posso recriminare nulla. Oltretutto, mi sono divertito.»

Non poteva ovviamente mancare la domanda riguardante la sua situazione in offseason (DLo è free agent) e le parole di Rob Pelinka, il quale ha dichiarato di voler mantenere intatto il core giovane:

«Come ho già detto, abbiamo avuto successo molto presto, pur non avendo avuto una offseason insieme e abbastanza tempo per sviluppare una confidenza sia in campo che fuori. Questo successo è ovviamente positivo, e vorremmo avere l’opportunità di vedere cosa potrebbe accadere in futuro. L’NBA però è un business, vedremo quale opportunità si presenterà, e ovviamente io farò il meglio per me stesso.»

A Russell viene poi chiesto un commento sui Denver Nuggets e sulla sua prima esperienza alle Finali di Conference:

«È stato bello. I Nuggets non hanno molti punti deboli e hanno dimostrato all’intera Lega cosa significhi avere una chimica di squadra che funziona. Hanno anche dimostrato cosa vuol dire avere un coaching staff che sviluppa i giocatori, avendo sviluppato un due volte MVP e un giocatore come Jamal Murray. È una squadra completa, credo che per loro non ci siano limiti. Per me è stata dura non partire in quintetto in Gara 4. Non volevo essere una distrazione per i miei compagni, il nostro obiettivo era vincere. Bisogna essere professionali e non una distrazione a questo punto della stagione. Sono rimasto professionale e ho cercato di dare il massimo nei minuti che mi sono stati concessi.»

Riguardo la convivenza con LeBron James ed Anthony Davis, D’Angelo ritiene che:

«Ho osservato questi ragazzi, il loro modo di prepararsi e come guidano la squadra anche fuori dal campo. Questo mi ha permesso di aggiungere qualcosa al mio bagaglio di esperienza. È bello giocare con loro, dominano il gioco. Ho dovuto modellarmi a loro per rendere al meglio, e quando questo è successo si è rivelata una mossa vincente.»

Non poteva mancare una domanda riguardo le parole del Prescelto riguardo al suo futuro, DLo ritiene che:

«Ne ho solo sentito parlare. Non l’ho visto, mi stavo rilassando con la mia famiglia. Onestamente non ho pensieri a riguardo, ma sarebbe folle non vederlo giocare, specialmente quando so che potrebbe dare ancora tanto.»

Alla domanda riguardante il suo ruolo in squadra, il numero 1 dei Lakers si lascia andare ad un’analisi finalmente completa anche riguardo il suo futuro:

«Onestamente, il mio impatto è dipeso dal tipo di giocatore che sono. Sono stato capace di adattarmi ad un basket completamente diverso rispetto a quello che giocavo a Minnesota. Avere avuto successo ed essere stato rilevante in questo gruppo è una lode che faccio al mio QI e al mio studio del gioco. So come devo prepararmi per quello che devo fare, sia mentalmente che fisicamente. Non ho idea di cosa succederà in futuro.»

«Penso che quando si crea un gruppo del genere, nel quale tutti vogliono raggiungere lo stesso obiettivo, non si possa non considerarlo come un successo. Serve tempo, servono 50 partite, un training camp e una offseason, per capire cosa una squadra possa fare. Noi abbiamo raggiunto le Finali di Conference senza tutto questo, per cui penso che il futuro sia luminoso. Rob ha delle decisioni da prendere, è il suo lavoro e non il mio. Sarebbe bello dare ancora un contributo in questo gruppo. Vedremo cosa succederà.»

⭐ Vanderbilt: «Per stare in questa squadra, bisogna essere delle star nel proprio ruolo»

Alla domanda sul bilancio della stagione e sull’impatto dei nuovi arrivati alla deadline, Jarred Vanderbilt risponde che:

«Abbiamo portato energia e lavoro duro in questo gruppo. La continuità però richiede tempo, basta prendere ad esempio una squadra come Denver. Sono molto eccitato dall’avere un’intera estate con questo gruppo e di poter allenarmi con questi ragazzi per migliorare il mio gioco.»

Riguardo il suo ruolo all’interno della squadra, Vando ritiene che:

«Credo che per essere parte di un team come questo si debba stare nel proprio ruolo ed essere una star nel proprio ruolo. Ovviamente saprei fare anche altro, ma in questa squadra servo a questo (difendere, ndr). Abbiamo tanti ragazzi talentuosi, e il mio focus è difendere.»

💍 Beasley: «Con più tempo trascorso insieme, potremmo vincere il titolo»

A Malik Beasley viene chiesto un commento sul suo futuro. Questa la risposta del numero 5 gialloviola:

«Rob ha detto a me, DLo e Vando, che ha apprezzato l’impatto che abbiamo portato alla squadra e la cultura che abbiamo contribuito a creare. Ha detto che vogliono continuare a costruire su queste basi. Spero di poterlo fare al ritorno dalla offseason, ma posso controllare solo quello che è in mio potere. Credo che questo gruppo, con un intero training camp trascorso insieme, possa vincere il titolo.»

Beasley continua sulla stessa lunghezza d’onda:

«Non credo che qualcuno possa batterci in una serie al meglio delle sette partite, se avessimo più conoscenza reciproca derivante da un training camp e un’intera regular season trascorsi insieme.»


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Classe 1993, giusto in tempo per vedere i Lakers di Shaq e Kobe. Da lì nasce un amore incrollabile per l’NBA e i Gialloviola. Lavoro, studio e scrivo. Nel tempo libero cerco di capire cosa sia passato nella testa di Ron prima di prendere QUEL tiro.

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