I Los Angeles Lakers hanno deciso di non esercitare la team option sul terzo anno del contratto di Jalen Hood-Schifino. Secondo gli insider, il front office gialloviola ha scelto di declinare l’opzione per mantenere maggiore flessibilità in vista dell’estate prossima.

Presumendo che LeBron James decida di esercitare la sua player option per la prossima stagione, mantenere il contratto di Hood-Schifino avrebbe ridotto il margine salariale dei Lakers, portandoli a soli 4,7 milioni di dollari dal limite della luxury tax. Senza questo vincolo, i losangelini disporranno della Non-Taxpayer Mid-Level Exception, stimata a circa 5,7 milioni di dollari, per firmare innesti più incisivi in free agency.

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🏀 Jalen Hood-Schifino ad L.A.

Uscito dall’Università dell’Indiana, Jalen Hood-Schifino è arrivato in California come 17ª scelta assoluta del Draft 2023. Durante la Summer League ha registrato una media di 13.7 punti con il 34% dal campo, 4.2 rimbalzi e 3.3 assist in 29.3 minuti.

Nella scorsa preseason, tuttavia, un infortunio al ginocchio subito contro gli Warriors ne ha rallentato la crescita. Anche dopo il recupero, ha faticato a trovare spazio nelle rotazioni di Darvin Ham, collezionando solo 109 minuti in 21 partite. Durante i vari garbage time, ha tirato con uno scarso 22.2% dal campo e accumulato più turnover (9) che assist (8).

In G League, con i South Bay Lakers, ha invece mostrato segnali più incoraggianti: in 15 partite, ha viaggiato a 22.0 punti (47,3% dal campo con il 43.2% da tre), 4.7 rimbalzi, 5.3 assist e 3.3 palle perse. La stagione si è però interrotta anzitempo per un intervento alla schiena.

🆙 Il supporto di JJ Redick

Nonostante le difficoltà, la franchigia sembrava ancora riporre fiducia nel suo talento.

Ospite di The Lowe Post di Zach Lowe, JJ Redick ha affermato che Hood-Schifino aveva avuto un’ottima estate e che avrebbe potuto ambire ad entrare nelle rotazioni insieme a Dalton Knecht e Max Christie. Durante il training camp Rui Hachimura lo ha descritto come «…un giocatore eccezionale. Ha lavorato molto, è più forte e sicuro di sé.»

Tuttavia, la preseason è stata in linea quella dell’anno scorso. In 6 gare ha messo a referto 4.5 punti con il 28.6% dal campo, 2.5 rimbalzi, 3.8 assist e 2.2 palle perse in 19.8 minuti di media. In questo inizio di stagione, Jalen non ha trovato spazio in campo – nonostante i Lakers siano ultimi nella classifica dei punti prodotti dalla panchina – e dalla scorsa settimana, insieme al compagno Maxwell Lewis, è tornato ad allenarsi nel training camp dei South Bay.

Quando gli è stato chiesto della situazione, coach Redick ha fornito una risposta di circostanza: «Io credo ancora in Jalen. Non abbiamo gettato la spugna con lui.»

🔜 Il futuro di JHS

Eppure, la notte del draft la scelta di Jalen Hood-Schifino non pareva così azzardata. Il mock draft di Bleacher Report per NBA.com lo prevedeva alla 14 (Pelicans), quello di The Ringer alla 15 (Pacers). Il guru Jonathan Givony di ESPN aveva addirittura predetto che i Lakers l’avrebbero selezionato.

Come se non bastassero il contributo impalpabile e i problemi fisici, a complicare lo status di JHS è stato il rendimento dei giocatori scelti subito dopo di lui: Jaime Jaquez Jr. (#18), Brandin Podziemski (#19) e Cam Whitmore (#20). Tutti e tre hanno giocato tanti minuti e dato un contributo significativo alle loro squadre, con i primi due inseriti nell’All-Rookie First Team.

In particolare, la Lakers Nation non ha gradito la mancata selezione di Jaquez. Nativo della Califonia, quattri anni ad UCLA e dotato delle caratteristiche tecnico-fisiche ideali per giocare al fianco di LeBron James e Anthony Davis.

Ora, il futuro di Hood-Schifino è piuttosto incerto: potrebbe restare a Los Angeles, giocare di più in G League e dimostrare il proprio valore, magari entrando nelle rotazioni di Redick. A fine stagione, i Lakers avrebbero l’opzione di firmarlo al minimo salariale oppure rinnovarlo agli stessi termini della team option. Tuttavia, se Jalen dovesse ben figurare, potrebbero rischiare di perderlo a zero.

La situazione sarebbe simile in caso di cessione: negli ultimi giorni alcuni insider hanno riportato un interesse per il numero 0 gialloviola da parte di Jazz e Hawks. Si tratta, di fatto, di un contratto in scadenza che, in caso di prestazioni convincenti, potrebbe essere rinnovato a cifre ragionevoli. Tuttavia, anche l’eventuale squadra acquirente si assumerebbe il rischio di rilanciarlo solo per poi rischiare di perderlo a zero.

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😵‍💫 L’operato di Rob Pelinka

Negli ultimi sei draft sono stati selezionati 180 giocatori al primo giro e solo in cinque occasioni le squadre hanno declinato la team option per il terzo anno di contratto. Un’eccezione che riguarda meno del 3% dei giocatori.

Degli altri quattro, l’unico scelto più in alto di Jalen Hood-Schifino è Jalen Smith (#10 nel 2020), ceduto dai Suns per liberare spazio salariale, che quest’estate ha firmato un triennale da 27 milioni di dollari con i Bulls. Gli altri tre sono TyTy Washington Jr. (#29 nel 2022) coinvolto nella maxi-trade per Dillon Brooks e successivamente two-way player con Bucks e Suns; Leandro Bolmaro (#23 del 2020) e Mfiondu Kabengele (#27 nel 2019), entrambi attualmente fuori dalla NBA.

La decisione del front office guidato da Rob Pelinka sembra una lose-lose situation: Hood-Schifino potrebbe rilanciarsi altrove, senza alcun beneficio per i Lakers, oppure rappresentare l’ennesimo asset sprecato dalla franchigia californiana.

Con la presenza a roster di LeBron James, probabilmente sarebbe stato più logico investire la scelta (direttamente o tramite scambio) per acquisire un giocatore di rotazione pronto a contribuire, come fatto con i senior Austin Reaves e Dalton Knecht. Inoltre – come più volte ribadito da Luca nel podcast – la scelta di firmare troppi giocatori non ancora pronti con contratti standard NBA (come JHS, Lewis, Bronny James e in parte Christie) influisce sulle rotazioni della squadra.

Rob Pelinka, Maxwell Lewis, Jalen Hood-Schifino e Darvin Ham (David Crane, Los Angeles Daily News)

🤢 Disasterclass

L’incapacità di muoversi con precisione sui dettagli da parte del GM Rob Pelinka e dell’owner Jeanie Buss è uno dei problemi maggiori nella gestione dei Lakers. Con il nuovo CBA, poi, ogni errore avrà conseguenze più pesanti.

Le decisioni discutibili di Pelinka sono state numerose: giovani persi a zero (Julius Randle) o quasi (Ivica Zubac); scelte e asset ceduti per giocatori poi non rinnovati (Danny Green, Dennis Schröder, JaVale McGee). Senza parlare del disastroso scambio per Russell Westbrook, parzialmente riequilibrato con la cessione per D’Angelo Russell.

Ma… Il Diavolo si nasconde nei dettagli.

Nel 2019, i Lakers firmarono Talen Horton-Tucker con un contratto biennale, rendendolo l’unica scelta del secondo giro a non firmare un triennale o quadriennale. Perché? Firmare un contratto di durata maggiore avrebbe richiesto un risparmio di 898.310 dollari […] dai contratti di Danny Green, JaVale McGee, Quinn Cook o DeMarcus Cousins.

L’impatto di questa scelta si è visto nell’agosto 2021, quando THT ha rinnovato con un contratto triennale da 30,8 milioni di dollari, mentre altre seconde scelte percepivano salari ben inferiori, intorno ai due milioni. In quell’estate, i Lakers avrebbero potuto utilizzare quei fondi per rinnovare Alex Caruso (passato ai Bulls con un quadriennale da 37 milioni di dollari), e destinare poi a Horton-Tucker la somma utilizzata per Kendrick Nunn (biennale da 10.3 milioni di dollari).

Il contratto di Nunn presenta un altro errore da parte del front office. L’ex Heat non ha firmato per l’intera TP-MLE, lasciando disponibili circa 890.000 dollari. Bastava risparmiare appena 35.258 dollari [!!!] per offrire ad Austin Reaves un triennale invece di un biennale, posticipando così di un anno il rinnovo di HBK.

Perdere Caruso – due volte All-Defensive Team a Chicago e vincitore dell’NBA Hustle Award – in questo modo è difficile da accettare. Lo è anche ridurre le possibilità di movimento sul mercato per pochi spiccioli destinati a un Cousins infortunato o a Nunn.

Inoltre, si è rivelata controproducente la scelta di offrire una Player Option a quasi tutti i free agent firmati la scorsa stagione (Christian Wood, Cam Reddish e Jaxson Hayes). Con tutti i posti a roster occupati, non è stato possibile firmare nessun veterano al minimo salariale.

Un esempio? Quanto avrebbe giovato un Lonnie Walker IV (attualmente in Lituania) alla poco produttiva second unit losangelina?

🔄 Una Legacy da ricostruire

La gestione degli asset da parte dei Lakers non si limita agli errori recenti: i problemi risalgono a scelte di mercato poco oculate che hanno limitato il potenziale della squadra negli anni. Tra movimenti affrettati, firme dal ritorno discutibile e la cessione di giocatori che avrebbero potuto essere fondamentali, la strategia del front office ha mostrato vulnerabilità ripetute.

È chiaro che la legacy della franchigia non può basarsi solo sul presente di LeBron James e Anthony Davis. Il valore di una squadra vincente si costruisce con decisioni ponderate, sviluppo dei giovani talenti e attenzione ai dettagli – qualità che altre franchigie hanno dimostrato di saper sfruttare per assicurarsi un futuro solido. Se i Lakers non riusciranno a invertire questa tendenza, i loro recenti errori di valutazione potrebbero costare molto più della sola perdita di asset: potrebbero condannare la franchigia a un ciclo di mediocrità difficile da interrompere.

Rob Pelinka
Rob Pelinka (Icon Sportswire, Getty Images)

In copertina: Rob Pelinka e Jalen Hood-Schifino (Ringo Chiu via AP Photo)


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LeBron James ha superato Kareem Abdul-Jabbar, diventando il miglior realizzatore della storia della NBA. Leggi gli articoli dedicati al record del quattro volte MVP scritti dalla redazione di LakeShow Italia:


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