In copertina: Jalen Hood-Schifino poco dopo essere stato scelto. (Lakers.com)

Il track record di Jesse Buss e della dirigenza dei Los Angeles Lakers in materia di draft è sicuramente incoraggiante. Le scelte di Austin Reaves, Kyle Kuzma, Josh Hart, Ivica Zubac e Max Christie (aspettatevi una grande crescita del suo minutaggio e delle sue responsabilità l’anno prossimo) ci dicono che i Lakers sono capaci di scovare giocatori funzionali e determinanti anche tra le pick a tardo primo giro o tra gli undrafted.

Sarà così anche per Jalen Hood-Schifino? La guardia di Indiana, scelto alla 17 nel draft di giovedì notte, è un prospetto intrigante, con un gran feel for the game, uno di quei giocatori cerebrali che sa sfruttare i propri fondamentali e le proprie conoscenze per trovare i suoi spot in entrambe le metà campo. Ma basterà per essere un contributor immediato in una squadra che, sulla carta, vuole lottare per il titolo?

🆙 L’high school e l’approdo ad Indiana

Jalen Hood-Schifino nasce a Pittsburgh, in Pennsylvania, il 13 giugno del 2003. La sua carriera giovanile si sviluppa però prima in North Carolina e poi in Florida, dove completa il suo percorso della high school alla Montverde Academy. A Montverde gioca con altri prospetti NBA come Jalen Duren, Caleb Houstan e Dariq Whitehead, una circostanza che, se da un lato gli consente di sviluppare le sue qualità da connettore off the ball, dall’altro fa credere a diversi scout che non sia pronto a gestire un attacco come una vera lead guard.

L’esperienza universitaria ad Indiana, destinazione preferita a Florida, Memphis, Texas e Tennessee, mostra invece come JHS sia un giocatore solido e paziente palla in mano, capace anche di manipolare le difese nonostante un primo passo sotto media, soprattutto per gli standard NBA.

Con la guida esperta di coach Mike Woodson Schifino ha giocato 32 partite chiudendo con 13.5 punti (41.7% dal campo e il 33.3% da tre), 4.1 rimbalzi, 3.7 assist e 0.8 recuperi in 33.1 minuti di media. Al termine della stagione è stato inserito nell’All-Big Ten 3rd Team e nominato Big Ten Rookie of the Year.

I numeri, però, ci dicono poco sul tipo di giocatore che hanno scelto i Lakers e sul contributo che potrebbe offrire, fin da subito, alla franchigia guidata da LeBron James e Anthony Davis.

🔝 I punti di forza

Partiamo dalle misure. Jalen Hood-Schifino è una guardia di 6’6″ (201 centimetri, con le scarpe), una standing reach di 8’4.25″ (255 cm) e una wingspan di 6’10.25″ (209 cm). Un profilo fisico intrigante anche per il piano di sopra. Come accennato in precedenza, però, non è un giocatore esplosivo e grosso, né nella parte bassa né in quella alta del corpo, e questo limita il suo ceiling in NBA.

Pick-and-Roll

Il pick-and-roll game rappresenta la parte migliore del suo gioco nella metà campo offensiva. Hood-Schifino è quello che gli americani chiamano drop coverage killer. È abile, infatti, ad utilizzare il blocco del lungo per creare un vantaggio e punire la difesa con il tiro dal mid-range. In stagione ha tirato con il 42% il pullup dalla media, dimostrando di avere un ottimo tocco e soprattutto di saper leggere bene il menu proposto dalle difese avversarie.

Nelle situazioni di pick-and-roll Schifino predilige andare a destra, sfruttando il classico movimento snake a-la-Chris Paul, ma riesce ad essere efficiente anche andando a sinistra. In generale stupisce in positivo come sappia essere preciso con il suo jumper dalla media distanza anche quando viene contestato dal proprio difensore. Essere alto circa due metri sicuramente lo aiuta a tirare in testa agli avversari.

Non credo sia un caso che una delle partite migliori della sua carriera collegiale sia arrivata contro Purdue (una delle compagini migliori della nazione), che ha deciso di droppare per tutto il match venendo così massacrata dalle soluzioni chirurgiche di JHS.

Una delle caratteristiche migliori dell’ex Hoosiers è la capacità di controllare il ritmo dell’attacco e decidere con paziente saggezza la decisione da prendere.

Le rare volte in cui lo abbiamo visto concludere con successo al ferro (ad Indiana solo il 20% dei suoi tiri è arrivato negli ultimi metri di campo) è stato grazie al suo skillset di finte, palleggi, esitazioni e decelerazioni e alle sue letture da veterano.

Un fondamentale, infine, che potrebbe essergli utili fin da subito nella NBA è il floater. Nel suo anno ad Indiana Hood-Schifino ha tirato con il 41% dalla zona del cosiddetto short mid range e sono abbastanza convinto che possa addirittura migliorare nel tempo le proprie percentuali con questa soluzione.

Passing and Defense

Le qualità più interessanti di Hood-Schifino sono però, a mio avviso, il suo passing game e la sua difesa sul punto di attacco. Non vi fate ingannare dal numero degli assist (3.7 di media): JHS è un passatore solido e in alcuni casi anche creativo (è un amante del no-look pass).

La sua intelligenza sopra la media gli permette di leggere in anticipo il gioco, specie in situazioni di pick-and-roll, e trovare la soluzione migliore per i propri compagni. In stagione ha sviluppato, ad esempio, un ottimo two-man game con Trayce Jackson-Davis (scelto alla 57 dagli Warriors) che ha beneficiato dei pocket pass e degli alley-oop di Schifino.

La guardia da Indiana è abile anche a pescare i tiratori negli angoli, pure con la mano debole, leggendo gli aiuti sul rollante e a condurre con precisione il contropiede. Quest’anno ha sofferto un po’ la ball pressure degli avversari che lo ha portato a commettere tante palle perse banali (2.8 turnover di media).
Sarà da valutare, dunque, come si adatterà agli atleti NBA, ma sono ottimista sui suoi miglioramenti in questo aspetto del gioco grazie al lavoro con il coaching staff dei Lakers e allo spacing migliore tra i pro.

Nella metà campo difensiva Hood-Schifino potrebbe essere un fattore positivo fin da subito. Le sue dimensioni gli permettono di switchare 1/3 e soprattutto di essere un difensore aggressivo sul point of attack ed impattante in situazioni di drop coverage. JHS è molto bravo, infatti, a passare sopra il blocco e a recuperare sul proprio uomo, un’abilità che potrebbe regalargli qualche minuto fin da subito nelle rotazioni di Ham, visto che l’ex assistente allenatore dai Bucks adotta la difesa drop per gran parte delle partite di regular season.

Anche off-the-ball Schifino è un giocatore attento e capace quando deve inseguire gli avversari sui blocchi. Alla luce di queste caratteristiche difensive non è da escludere che i Lakers possano decidere, rischiando, di non pagare Schröder a dare dei minuti a Hood-Schifino.

🤔 In cosa deve migliorare

JHS è sicuramente un giocatore intelligente, dal buon bagaglio tecnico e dalla size notevole per il ruolo. Nonostante questo ci sono comunque tanti dubbi sul suo possibile apporto nella NBA e sul fit con i Lakers.

Il primo aspetto che balza all’occhio è il tiro dalla lunga distanza. In stagione Hood-Schifino ha tirato con il 33% dall’arco, facendo addirittura peggio in catch-and-shoot (30%) che in pullup. Non sarei stupito di vedergli estendere il proprio raggio di tiro in uscita dal pick-and-roll (già in stagione ha tirato con fiducia i pullup da tre), mentre dovrà lavorare più duramente quando riceve in movimento o piedi per terra.

Le sue conclusioni spot up appaiono spesso fuori equilibrio e poco fluide. Il tocco, però, come dimostrano il suo mid range e il suo floater, è di buonissimo livello, così come è apprezzabile la stabilità della parte bassa del corpo quando gioca il pick-and-roll. Ci sono dunque buone possibilità che possa, con il tempo, diventare un tiratore solido anche off the catch.

Preoccupa, a mio avviso, invece un po’ di più la sua riluttanza a concludere al ferro. I suoi tiri nel pitturato sono spesso delle vere e proprio contorsioni per evitare il contatto, il che lo porta ad abusare del floater e ad avere difficoltà a concludere contro i grandi rim protector.
La scarsa esplosività, inoltre, limita il suo gioco in isolamento (difficilmente lo vedremo battere un uomo dal palleggio in NBA). Alla luce dei limiti appena descritti penso che il suo vero ruolo offensivo nella NBA, almeno all’inizio, possa essere quello di creatore secondario/connettore alla Austin Reaves.

L’atletismo mediocre può abbassare il suo ceiling anche nella metà campo difensiva. La tecnica, la conoscenza (difficilmente sbaglia un coverage) e lo spirito competitivo (JHS tende ad alzare il livello nei big game) sono dalla sua parte, ma contro le guardie più esplosive rischia di essere battuto costantemente sul primo passo.

⁉️ Il fit di Jalen Hood-Schifino con i Lakers

Dalla sua crescita come difensore sul punto di attacco passa, a mio avviso, il suo futuro nella lega e nei Lakers. Al momento, in attesa di conoscere tutto il roster della squadra, lo vedo combattere per un posto nelle rotazioni con l’altro giovane in rampa di lancio, Max Christie.

Come hanno dimostrato Caruso e Reaves, i giocatori che possiedono un buon feel for the game e la giusta durezza mentale riescono a ritagliarsi un ruolo importante con James e Davis. Non fatico, dunque, a credere che l’ex Hoosier possa adattarsi abbastanza velocemente ad un ruolo più off the ball, ovvero da uomo in grado di ampliare i vantaggi creati dagli altri, sfruttando le sue letture e le sue abilità da passatore non comuni.

Per poter restare in campo, però, dovrà assolutamente tirare con percentuali superiori al 30% in catch and shoot con il quale ha concluso il suo primo anno ad Indiana. Di sicuro però i Lakers hanno scelto un altro giocatore che sposa a pieno la filosofia della dirigenza in sede di draft e che possiede lo skillset necessario per restare nella NBA a lungo.


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Calabrese, gobbo, tifoso Lakers: insomma, una persona orribile. Ossessionato dallo sport in ogni sua forma, dopo aver visto Kobe e Shaq su Tele+ ho sviluppato una grave dipendenza dalla NBA.

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