Austin Reaves è stato una delle poche note positive della spedizione americana ai Mondiali in terra filippina. Un’edizione dei campionati del mondo che rimarrà nella storia per lo scivolone contro gli assatanati lituani e soprattutto per le sconfitte inopinate nella semifinale contro la Germania e nella finale per il bronzo contro i cugini canadesi.

Una sconfitta storica.

La squadra di Steve Kerr dovrà interrogarsi in maniera seria su cosa non ha funzionato e quali elementi aggiungere al roster nel prossimo futuro. Tra un anno, infatti, ci sarà un appuntamento che gli Stati Uniti non possono assolutamente fallire: l’oro olimpico di Parigi. Uno dei pochi a meritare la conferma in vista dell’appuntamento a cinque cerchi, al netto dei problemi difensivi di cui parlerò dopo, potrebbe essere proprio Reaves.

🐶 La underdog story di Austin Reaves

Dopo un lungo corteggiamento della Germania e dell’ex compagno di squadra, nonché neo MVP dei Mondiali, Dennis Schröder, Hillbilly Kobe ha scelto Team USA (Reaves ha anche il passaporto tedesco).
La sua convocazione ha sorpreso alcuni addetti ai lavori poco attenti. Del resto parliamo di un giocatore undrafted, atleticamente inferiore rispetto ai top della lega e dallo skillset poco appariscente. Profili di questo tipo difficilmente trovano spazio nelle selezioni pluridecorate degli Stati Uniti d’America.

Ma Reaves, come ha dimostrato l’anno scorso nella cavalcata dei Los Angeles Lakers fino alle Finali di Conference, è il prototipo del plug-and-play, un connettore ideale soprattutto se inserito in una squadra giovane e alla prima esperienza in una competizione FIBA.

Nelle partite di avvicinamento ai campionati del mondo si è capito subito quanto AR15 fosse importante per team USA. Reaves aveva il compito di alzare il ritmo e l’intensità della squadra partendo dalla panchina, una responsabilità condivisa con il compagno di backcourt Tyrese Haliburton. Proprio il duo Reaves-Haliburton ha rappresentato l’arma tattica migliore di team USA sia nelle amichevoli di preparazione ai mondiali (terminate da imbattuti) che nella manifestazione iridata.

Un duo che fa sognare…

💪 Second Unit Power

L’idea di Steve Kerr è stata chiara fin da subito: aumentare il più possibile il pace sfruttando la profondità e l’atletismo del proprio roster e provando così a sopperire agli evidenti deficit di size, soprattutto quelli del proprio front court. Una strategia che alla fine si è rivelata perdente al cospetto di avversari davvero competenti e competitivi (leggasi Lituania, Germania e Canada), ma che è riuscita quanto meno ad esaltare le caratteristiche individuali di Reaves.

Alla fine del Mondiale Austin sarà, infatti, primo in tutta la competizione per punti segnati partendo dalla panchina (110) e secondo, tra i membri di Team USA, per punti a partita (13.8) e percentuale da tre (50%). Proprio l’efficienza nel tiro dalla lunga distanza rappresenta uno degli esiti più lieti della sua esperienza nelle Filippine.

🏹 Una nuova arma per i Lakers?

Durante l’ultima stagione con i Lakers il prodotto di Oklahoma aveva dimostrato di essere un ottimo tiratore spot up. Aveva terminato l’annata, infatti, con un eccellente 43% nelle conclusioni piedi per terra e un buonissimo 40% complessivo da dietro l’arco. In fase di preview, però, in tanti ci siamo chiesti se potesse mantenere queste percentuali o addirittura estendere il proprio arsenale. Le prime risposte sono affermative.

Oltre a farsi trovare sempre puntuale sugli scarichi, Reaves ha mostrato un’insospettabile fiducia nel prendere il pullup da tre. L’anno scorso aveva tentato questo tipo di conclusione solamente 50 volte in tutta la stagione.

Durante tutto il mondiale invece ha colpito con precisione chirurgica ogni volta che il proprio difensore è passato sotto il blocco.

Guardando le clip dei suoi tentativi dal pullup appare evidente come Austin sia molto più stabile nella parte bassa del corpo e veloce nel rilascio di tiro. Due caratteristiche fondamentali per diventare efficace anche in questa situazione di gioco.

🔝 Clutch Reaves

Tra i miglioramenti più grandi evidenziati durante i Mondiali c’è anche il ball handling e in generale la gestione del pick-and-roll. Reaves non è mai il giocatore più esplosivo in campo, ma riesce comunque ad acquisire vantaggio con una serie di crossover, hesitation move ed eurostep capaci di mandare in bambola anche i difensori più smaliziati.

L’highlight del suo mondiale.

Come ha dichiarato lo stesso Darvin Ham, è lecito aspettarci che l’anno prossimo Reaves possa avere maggiori responsabilità in termini di creazione. La sua crescita nella gestione del pallone, la buona intesa maturata con Paolo Banchero in situazioni di pick-and-roll e la capacità, ormai certificata, di sfruttare a proprio vantaggio i contatti al ferro (oltre 4 liberi di media ai Mondiali) fanno credere che Hillbilly Kobe possa fare un ulteriore step offensivo e – chissà – avanzare anche la propria candidatura per il prossimo All Star Game.

Alla fine del Mondiale, infatti, al netto del risultato assai deludente per Team USA, la percezione di Austin Reaves all’interno della lega è migliorata in maniera esponenziale. Se escludiamo la partitaccia contro la Lituania, Kerr lo ha sempre scelto per chiudere le partite, eleggendolo a ruolo di grande equilibratore della squadra (22 minuti di media, solo Edwards e Bridges hanno giocato di più).

Proprio nei finali di gara Reaves ha offerto lo spettacolo migliore. I suoi canestri contro la Germania e il Canada non saranno ricordati per via dell’esito finale nefasto, ma rappresentano un’ulteriore certificazione circa la maturità e la personalità della guardia gialloviola.

Losing effort

❌ I lati oscuri

Il Mondiale di Austin Reaves, però, ha messo in evidenza anche delle lacune difensive che potrebbero essere esposte in un contesto play-off. A partire dal match contro la Lituania, infatti, Austin è stato cercato costantemente dai migliori giocatori avversari, soprattutto in post.

La strutturazione small e la reticenza di Kerr nel mandare aiuti contro i mismatch ha esposto i limiti di Reaves, che ha sofferto le pene dell’inferno contro giocatori più strutturati di lui. I coach rivali dei Lakers avranno sicuramente preso appunti.

Ci rivediamo a Parigi?

Anche nella semifinale contro la Germania e nella finalina per il bronzo, Schröder e SGA hanno cercato con insistenza il mismatch contro Reaves, riuscendo quasi sempre a creare vantaggi dal palleggio.

La speranza in chiave gialloviola è che una strutturazione di squadra big, come quella dei Lakers, e la presenza di un unicorno come Davis possa agevolare il compito del buon Austin e consentirgli di sfruttare al meglio le sue caratteristiche di difensore intelligente e opportunista.


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Calabrese, gobbo, tifoso Lakers: insomma, una persona orribile. Ossessionato dallo sport in ogni sua forma, dopo aver visto Kobe e Shaq su Tele+ ho sviluppato una grave dipendenza dalla NBA.

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