In copertina: Anthony Davis, Austin Reaves e LeBron James (Adam Pantozzi, NBAE via Getty Images)

Austin Reaves era seduto da parte mentre i flash delle fotocamere brillavano a distanza. Se ne stava fuori inquadratura e guardava i suoi compagni posare nel corso del Media Day 2023/24. LeBron James ed Anthony Davis – 27 convocazioni all’All-Star Game in due – si stavano posizionando su uno sfondo bianco, pronti per essere fotografati insieme. Poi un cameraman ha chiamato anche Reaves, guardia undrafted da Oklahoma al terzo anno in NBA, e gli ha detto di alzarsi ed unirsi a loro.

Austin Reaves ha cercato di non sorridere, ma ha ammesso che l’unicità del momento si è rivelata piuttosto singolare. LeBron e AD non hanno aperto bocca, non hanno mai pensato che potesse stonare nella foto: non sta più combattendo per entrare o restare in NBA. No, ormai è uno di loro. Uno dei membri del Big Three dei Los Angeles Lakers.

Intervista ad Austin Reaves, tradotta in italiano da Alessandro Di Marzo e Marco Marchese per LakeShow Italia su autorizzazione di Mirin Fader, Senior Staff Writer di The Ringer.

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⭐️ La consacrazione di Austin Reaves

«Non posso mentire, è stato davvero un gran bel momento per me»

…ha dichiarato lo stesso Austin Reaves in un tranquillo pomeriggio autunnale.  Nonostante lo shot fotografico abbia rappresentato un’importante opportunità, Hillbilly Kobe non ne è stato eccessivamente abbagliato. E come avrebbe potuto dopo tutto ciò che ha affrontato nel corso dell’estate? Non è più quel ragazzetto proveniente da una piccola cittadina dell’Arkansas, impaurito e allo stesso tempo al settimo cielo per aver realizzato il sogno di esordire sul parquet, al fianco di leggende viventi.

Dopo l’exploit della scorsa stagione con la canotta dei Lakers nel corso dei Playoff, Austin ha vissuto un’estate indimenticabile, dinamica, quasi pazza, che ha cambiato il resto della sua vita.

È stato uno dei Free Agent più appetibili sul mercato prima di firmare l’estensione contrattuale da 56 milioni di dollari in quattro anni. Dopodiché è stato scelto per rappresentare gli Stati Uniti, entrando nel roster di Team USA, che ha partecipato alla FIBA World Cup 2023, risultando uno degli statunitensi migliori. Ha messo nero su bianco un contratto astronomico con il brand cinese Rigorer, ottenendo le proprie signature shoes.

Ormai la sua non è più la storia a lieto fine del tranquillo ragazzo di provincia: è a tutti gli effetti una star.

«Mi sento come se mi appartenesse da sempre.»

Il numero 15 gialloviola non vorrebbe che questa folle Summer of Austin lo definisca. Al contrario, vorrebbe che fosse un trampolino di lancio verso nuove, storiche vette. Pensa di poter raggiungere un livello superiore quest’anno e di conseguenza anche i suoi Los Angeles Lakers, specie dopo aver raggiunto le Western Conference Finals. Austin Reaves ha fatto un’ottima figura, mettendo a referto 16.9 punti, 4.4 rimbalzi e 4.6 assist, iniziando in quintetto tutte le 16 partite di post season.

«Quando gli si pone davanti un’occasione lui punta a capitalizzarla al massimo. Non si è mai tirato indietro, né è mai stato intimidito da qualcosa.»

Jeanie Buss

Per il front office dei Lakers la firma del suo rinnovo è stata prioritaria, pur non essendo certi che andasse in porto, dato che il nativo dell’Arkansas era uno dei più ricercati tra i free agent. E pensare che solo due anni fa era stato snobbato da molte franchigie.

I Pistons lo avevano preso in considerazione per la 42esima scelta del Draft, comunicandogli che avrebbero potuto offrirgli un two-way contract. Reaves e il suo entourage non si sono lasciati scoraggiare, puntando forte sul suo talento: non avrebbe accettato offerte che non comprendessero un contratto garantito. Austin credeva che alla lunga avrebbe trovato il fit adatto, pur non venendo draftato.

Come detto, la scorsa estate è stato tra i giocatori più ricercati. Ma con la carriera di LeBron James giunta agli sgoccioli, i Lakers sapevano bene di non potersi permettere la perdita del loro miglior giovane talento. La lista di nomi ed obiettivi estivi era lunga, annoverando la permanenza dei giocatori fondamentali nelle rotazioni e l’aggiunta di rinforzi tra le voci in cima, ma nulla ha avuto la precedenza rispetto al rinnovo di Austin Reaves. «È tra i miei preferiti. Per noi ha un valore elevatissimo, non volevamo vederlo andare altrove. Sentivo fosse giusto ed alla fine tutto è andato come ci auguravamo.» ancora Jeanie Buss.

Austin ha provato a riassumere tutto quanto gli è accaduto nel corso dell’estate: quanto ciò conta per lui adesso e nel futuro. Ma, soprattutto, ha ricordato quanto velocemente sia accaduto: «È stato come un turbine» ripete spesso il giocatore.

Ha dichiarato di sentirsi come se fosse sempre da qualche parte: su quest’aereo, su quel parquet. In questa nazione, in quella partita. Il ritmo continua ad essere molto alto, a maggior ragione adesso che la stagione 2023/24 è alle porte. È orgoglioso di sè perchè riesce a vivere il momento.

Tuttavia, in questo frenetico valzer ha avuto modo di fare una profonda riflessione introspettiva, durante un volo diretto a Malaga, in Spagna, per la sua prima sosta nel tour che ha preceduto il mondiale. «È tutto vero» ha pensato, commentando il suo percorso. Non quello già svolto, quello in vista. Ha detto a sé stesso di gustarsi ciò che il destino gli avrebbe regalato. Ma non si è lasciato ammaliare da quel pensiero.

🔝 Fiducia in sé stesso

Austin Reaves deve ancora crescere e maturare, poiché la salita non è finita e la vetta è ancora lontana. È grato ma non soddisfatto delle sue fortune, rimanendo consapevole anche delle critiche ricevute.

«Tutti gli atleti, una volta firmato un buon contratto, sono osservati con un occhio di riguardo dalla gente. Cosa comunque comprensibile, poiché si è pagati per avere successo. E ci sono molte persone che pensavano non potessi farcela o che non meritassi tutto questo. Sentire queste cose mi spinge a dare il massimo.»

Reaves non ha affatto dimenticato le critiche ricevute. Non è stato infastidito qualche commento in particolare. La sua carriera è l’esempio di come stravolgere i pronostici altrui. Sa, tuttavia, che qualunque sia il traguardo raggiunto, commenti ed opinioni su di lui non si fermeranno. Potrebbe anche non essere del tutto negativo.

Uno degli assistenti dei Lakers, Phil Handy, pensa addirittura che abbia quasi bisogno di portare quel peso sulle spalle: «La gente lo guarderà e dirà “Hey, guarda questo ragazzino bianco strapagato”. Penso che debba andare lì fuori e dimostrare di meritarlo. Sarebbe come rispondere “Qualunque sia la mia paga, è meritata!” E lui l’ha già fatto. Non è stato un colpo di fortuna. Si tratta di continuare a mostrare alla gente che lui non è un bluff, ma che è qui per rimanere.»

HBK non è sorpreso del livello di gioco raggiunto: si è sempre portato avanti con disinvoltura. Sua madre, Nicole Wilkett, lo aveva notato sin da bambino. Una volta gli ha posto una domanda riguardo la sua sicurezza, chiedendogli se si trattasse effettivamente di self-confidence o di sbruffonaggine. «Sono quasi la stessa cosa.» È stata la risposta di Austin, alla quale la madre ha replicato dicendo che in realtà ci sia una sottile differenza tra le due. Ignorarne l’esistenza è stato probabilmente il motivo centrale dell’ascesa di Reaves.

Recentemente, ESPN lo ha inserito al 66° posto nella classifica dei migliori giocatori NBA, prima di altri giovani talenti, tra cui Scoot Henderson, rookie dei Trail Blazers. Spencer Reaves, fratello maggiore di Austin, si è espresso così al riguardo: «Ciò che dico è una confidenza, perché so che lui non lo rivelerebbe mai pubblicamente. Ma molto probabilmente scorrendo la lista affermerebbe di essere migliore rispetto al 66° posto.»

La sicurezza nei propri mezzi deriva dalla sua ferrea etica del lavoro. Ha spinto sé stesso al limite per dimostrare chi pensa di essere. Il coaching staff ha notato questo picco di sicurezza dal suo ritorno alla base dopo l’esperienza con Team USA: «Ogni volta che scende in campo vuole solo dimostrare alla gente due cose: sono più bravo di te o quanto meno sono al tuo livello.» Ancora Phil Handy.

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🔥 «I’m Him!»

L’esterno gialloviola ha affermato che anche i suoi compagni hanno contribuito alla crescita della consapevolezza nei suoi mezzi. A tal proposito ha ricordato una sua conversazione con LeBron James ed Anthony Davis dopo Gara 3 delle Western Conference SemiFinals contro i Golden State Warriors.

Austin Reaves aveva faticato sia in quell’incontro che nei due precedenti, provato dall’estenuante serie del turno precedente contro i Memphis Grizzlies.

«Ero a secco. Ho dovuto rincorrere Desmond Bane per sei partite. Quelle sfide mi hanno portato via parecchie energie, per di più dovevo marcare Steph Curry ed avevo le gambe a pezzi, tanto da non riuscire a tirare.»

Nel secondo tempo di Gara 3 è riuscito a disputare una buona prestazione ed in seguito ha anche scherzato con LeBron ed AD sulla sua performance da 2/8 al tiro, rimarcando il fatto di aver comunque messo a referto +15 di Plus/Minus. Tuttavia, si è sbagliato: ha terminato con +31. In ogni caso, la reazione di King James lo ha spiazzato, motivandolo ulteriormente: «Ok, ma il Plus/Minus non conta nulla per te, sei fin troppo bravo. A volte il mio Plus/Minus è di -5, ma ciò non significa nulla per alcuni.»

Già, poiché Reaves non aveva intenzione di far parte di questi “alcuni”. Ha compreso che quanto aveva fatto non era ancora abbastanza: il miglior giocatore della storia si aspettava di più da lui, quindi anche lui doveva apettarselo. Quello scambio di battute è rimasto impresso nella sua mente fino alla preseason:

«Le aspettative di LeBron crescono, come quelle di chiunque altro. Io spingo tutti a farlo, poiché mi da maggiore motivazione.»

I Los Angeles Lakers hanno bisogno del suo cuore, della sua grinta e voglia di superare i propri limiti. Del modo in cui enfatizza le celebrazioni. Perché per quanto possa sembrare determinato, lo fa col sorriso sulle labbra. Che si tratti di trash talking o di sottolineare il risultato. O come quando, dopo un canestro incredibile a pochi minuti dalla fine di Gara 1 dei Playoff, nato da un tiro del tutto privo di equilibrio, è corso di fronte alla panchina dei Grizzlies battendosi il petto e gridando “I’m HIM!”.

Non sono state le emozioni a parlare: Austin era pienamente consapevole di ciò che intendesse dire. Non è soddisfatto dal “semplice” giocare bene: vuole lasciare un segno. «Vuole provare di essere uno dei migliori al mondo. Sta mostrando che questo processo non sia semplice né divertente. Non si tratta della storiella piena di gioia e sorrisi di Austin che va qui e là, felice e contento. È più un “Vaff… Sono qui e ho intenzione di dimostrarvi di essere il migliore.”» Parole di Aaron Reilly, uno dei suoi agenti alla AMR Agency. 

Una volta, ad una domanda di Reilly circa le sue aspirazioni ed aspettative riguardo l’NBA, Reaves ha risposto di voler mandare tutti a quel paese. «Non scherzava. Ha intenzione di essere un killer quest’anno. Penso che i playoff abbiano giocato un ruolo importante in questo suo modo di essere. E dopo Team USA è anche molto più tranquillo. Adesso è consapevole. Non deve più preoccuparsi del contratto o dei soldi. Deve solo preoccuparsi di giocare a basket e vincere partite e trofei.»

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💵 La Free Agency di Austin Reaves

All’inizio dell’estate non era del tutto certa la sua permanenza in quel di Los Angeles. La sua esplosione, combinata con una Free Agency carente di nomi altisonanti, sarebbe stata un’ottima occasione per lui per valutare il mercato. È stato uno dei giocatori più discussi e ricercati durante l’intera sessione di mercato. Non era chiaro se i Lakers fossero disposti a fare follie o se un’altra franchigia lo potesse portare via dalla California, ad esempio i San Antonio Spurs.

I neroargento non sono stati solo un flirt estivo: Austin Reaves ha rivelato che gli speroni sono stati una seria possibilità, ma che poi abbia declinato in quanto non riusciva a sentirsi uno Spurs:

«Volevo rimanere a Los Angeles.»

…ha dichiarato in seguito il giocatore. E non soltanto per una stagione: vuole essere un Laker a vita. Non è semplicemente una canotta ma una mentalità, un orgoglio per lui. E  tiene conto dei legami che ha costruito e coltivato e di come sia stato benvoluto dall’organizzazione:

«Sono stato trattato come in famiglia, mi hanno dato il meglio che potessero darmi.»

Nonostante ciò ha voluto valutare le proposte ricevute. Entrare in NBA da undrafted consente agli atleti l’opportunità di sondare presto il mercato. Ma al primo giorno della Free Agency Reaves è stato abbastanza nervoso, come confermato dal fratello Spencer: «Era davvero molto stressato, come mai lo avevo visto prima.»

Austin era a casa del padre, Brian Reaves, in Arkansas, intento in un continuo andirivieni dal cortile alla casa in attesa di novità. La ragione di tutta quell’ansia, a parere del fratello, era dovuta al non sapere. Al non essere a conoscenza di un possibile accordo con i Lakers o dell’offerta di qualche altro team, o dell’eventuale pareggio dei Lakers in caso di offerta da altre franchigie. Nel mentre gli agenti – Aaron Reilly e Reggie Berry – sono stati al telefono “per 11 ore” con Lakers, Spurs e Rockets.

Reaves ha parlato del suo futuro con alcuni compagni di squadra, specialmente con Anthony Davis e D’Angelo Russell, quelli con cui ha legato maggiormente:

«Avevamo la sensazione che i Lakers avrebbero offerto subito il massimo e ho chiesto a Russell e Davis se avessi dovuto accettare subito o aspettare. Entrambi mi hanno dato la loro opinione, che ho tenuto cara, perché ritengo di avere con loro un grandissimo legame, sia dentro che fuori dal campo.»

Handy ha parlato spesso con Austin della Free Agency: «Questi sono il tipo di problemi in cui ci si vorrebbe trovare, quelli di poter scegliere come prendersi cura della propria famiglia per anni e anni. Ma l’erba del vicino non è sempre più verde». Il coach ha cercato di fargli tenere a mente quanto fosse importante la famiglia e ciò che era stato costruito ad L.A., come rimarcato dallo stesso Reaves:

«So a cosa vado e andrò incontro qui a Los Angeles e conosco le persone con cui scenderò in campo ogni sera. So che potranno aiutarmi ad essere un giocatore e uomo migliore. L’organizzazione mi calza a pennello.»

Austin Reaves si è reso conto di quanto potesse crescere al fianco di giocatori ed All-Star del calibro di LeBron James ed Anthony Davis. Della fiducia riposta in lui da parte di coach Darvin Ham, oltre che da parte dei compagni di squadra durante gli scorsi playoff, nel passargli il pallone nei momenti clutch delle partite.

Nel corso di Gara 1 della serie contro Memphis, ad un tratto si è trovato nell’angolo quando James ha ricevuto un passaggio e questo lo ha rapidamente chiamato a riprendere il possesso di palla. In quel momento il giovane Austins è rimasto di sasso per un secondo: perché LeBron, capace di battere in una singola giocata qualsiasi avversario, dovrebbe anche solo pensare di passargli il pallone in un momento tanto importante?

«Il mio cervello è andato in stand-by per un attimo. Poi ho pensato di non poter vanificare la sua scelta, la sua fiducia e che dovevo realizzare qualcosa d’importante.»

La memoria motoria ha preso il sopravvento, permettendo a Reaves di realizzare un canestro perfetto. “Sii te stesso” è uno dei consigli più frequenti ricevuti da James. Certamente una frase roboante nelle orecchie di un ragazzo di 25 anni, se provenienti da The Choosen One. LeBron non gli ha chiesto di seguire le sue direttive, anzi ha insistito spesso sul fatto che i Lakers avessero bisogno del vero e proprio Austin Reaves e delle sue qualità. Anche D’Angelo Russell è sulla scia di James: «Fai tu, non lasciar fare a qualcun altro.»

Consigli, fiducia e legami sono stati tenuti in considerazione nel momento in cui il nativo di Newark, Arkansas, ha tastato la Free Agency. Le cose gli sono sembrate familiari: biancheria sul pavimento della sua stanza, sua madre in cucina a preparare i suoi piatti preferiti, interminabili partite a golf in attesa della notizia che gli avrebbe, nuovamente, cambiato profondamente la vita. Stavolta non ha patito problemi di “precariato”, come era avvenuto negli ultime due stagioni, al minimo salariale, conscio che il contratto in arrivo sarebbe stato di gran lunga migliore. Il suo futuro gli è sembrato abbastanza bilanciato stavolta.

«Specialmente a metà dell’anno scorso mi sentivo come se dovessi camminare sulle uova per essere perfetto.»

Un raro attimo di vulnerabilità ha fatto breccia nella sua corazza. Ha sempre temuto che la sua lieta storia divenuta realtà, potesse svanire da un momento all’altro. Ciò per lui voleva dire pensare soltanto giocare, a prescindere da un fastidioso infortunio al tendine posteriore del ginocchio. Soltanto quando il dolore è divenuto insopportabile ha alzato bandiera bianca, rimanendo fuori gioco per qualche partita. «Ripeteva sempre di dover scendere in campo e giocare. Che stava sprecando denaro essendo infortunato, poiché avrebbe rischiato di non ricevere un buon contratto in Free Agency.» Le parole di Spencer che, stando al fianco del fratello minore, ha cercato di tranquillizzarlo, considerato che il suo contratto non ne avrebbe risentito. «Andrà tutto bene.»

Ma ad Austin non andava bene. Era in ballo il suo contratto. E quando i Los Angeles Lakers gli hanno proposto il prolungamento, ne è stato più che entusiasta: ha preso un enorme sospiro di sollievo. Si è finalmente potuto concentrare soltanto sulla vittoria, poiché ormai il suo contratto gli aveva assicurato una remunerazione rivoluzionaria per la sua vita.

🇺🇸 L’esperienza con Team USA

Il denaro non ha comunque cambiato Austin Reaves:

«Ho intenzione di giocare sempre con la stessa attitudine. Nulla cambierà in quel senso, soltanto che non dovrò pensare costantemente al portafoglio e potrò concentrarmi sulla ricerca della vittoria.»

Fuori dal campo è sempre lo stesso ragazzo in pantaloncini e felpa con cappuccio, Handy ha addirittura provato a fissare degli appuntamenti con alcuni stilisti per modificare il suo look, ma la risposta è stata seccamente negativa. Coach Phil ha contribuito a ricordare ad Austin che se continuerà a pretendere da sé stesso, la sua vita continuerà a migliorare sempre più, anche dal punto di vista economico, come ribadito agli agenti del ragazzo: «Allora, ciò che avete ottenuto finora possiamo chiamarla “little bag”. Per voi ed Austin è giunto il momento di ottenere una “big bag”.»

Ovunque Reaves andasse nelle Filippine, i fan lo seguivano disperatamente per autografi e foto. Il suo agente ha dovuto farlo passare attraverso molte scorciatoie per evitare che la gente gli venisse letteralmente addosso. Anche in hotel a volte non veniva lasciato in pace, con gli appassionati alla ricerca di una manciata di secondi da condividere con lui. Non aveva realizzato quanti filippini fossero tifosi Lakers, ma in ogni luogo in cui è andato si è innamorato. Era assurdo: dall’Oklahoma ai paesi d’oltreoceano, dall’essere uno sconosciuto alla fama internazionale.

Un bambino ha addirittura mostrato un poster con scritto Austin Reaves > LeBron James, puntualmente firmato dalla guardia, che non ha potuto trattenere le risate.

«Sei un po’ fuori strada, ma lo apprezzo.»

…ha confessato. Altri due bambini hanno ottenuto un suo prezioso autografo, urlando mentre lo mostravano agli amici.

Per tutto il torneo, inoltre, un fan in particolare gridava così tanto che Reaves l’ha notato, arrivando a chiedere a Berry di volersi prender cura di lui e regalandogli diversi oggetti e gadget, tra cui un paio di scarpe autografate. Dopo un ulteriore invito in hotel, il tifoso l’ha incontrato ed è scoppiato in lacrime.

«Austin Reaves, ti adoro! You’re him!» ha detto, con enorme apprezzamento di Austin. «È sembrato che lo gradisse più di quanto il tifoso potesse immaginare.» ha spiegato Berry.

Reaves era così concentrato e determinato a vincere l’oro che si è dimenticato di… comprare una scheda telefonica internazionale. In effetti, era la prima volta che giocava all’estero per così tanto tempo. Non ha quindi potuto sentire nessuno nel corso del torneo con il suo piano telefonico, ma non gli è importato, perché non è un ragazzo così attaccato ai social: non ha nemmeno X, ex Twitter, perché a detta sua «Twitter è il covo degli hater».

Era pronto per giocare per Team USA, fiducioso nelle sue capacità, anche se non amava affatto il suo look quando ha indossato la divisa per la prima volta:

«Avevo una barba incolta, sembravo un senzatetto, ma di certo il sorriso era enorme.»

Una volta in campo, Austin ha mostrato la sua versione a sangue freddo: niente più sorrisi, solo voglia di…

«Smentire le persone. Molti non capivano perché avessi avuto l’opportunità di giocare per Team USA e pensavano non dovessi essere nel roster.»

Reaves non è un All-Star, ma è stata la scelta perfetta, data la sua versatilità e la sua già rilevante esperienza nel giocare accanto a loro.

«Ero davvero felice quando ho visto che anche Team USA vedeva in lui ciò che vediamo noi, ha avuto sempre grande fiducia e ora ha avuto l’opportunità di mostrare agli altri chi sia. È sempre stato così, niente di nuovo.» Il commento di Jeanie Buss.

Reaves ha inoltre preso a cuore un prezioso consiglio di coach Steve Kerr: “sacrificati per il bene maggiore. Tutto ciò che conta è vincere, non le prestazioni individuali”. Ciononostante l’obiettivo dei mondiali non è stato raggiunto: al posto dell’oro ,un deludente quarto posto con la finale per il bronzo persa contro il Canada. Austin ha comunque giocato in modo positivo, chiudendo con 13.8 punti, 2.8 rimbalzi e 2.4 assist con il 57% dal campo e il 50% da tre. Sembrava un veterano delle partite internazionali.

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👑 Vincere al fianco di LeBron James

Quando Reaves pensa a come è stato accolto oltreoceano, fatica a riconciliarsi con la realtà. Prima di quest’estate smentiva chiunque dicesse che era famoso, perché si vedeva come una persona normale, ma ormai le cose sono cambiate e lui stesso si vede diversamente. È una cosa contro cui combatte: è diventato chi sperava di diventare, ma ora deve affrontare tutto ciò che questo comporta.

«Essere andato nelle Filippine e aver avuto interazioni con i fan e i bambini mi ha fatto capire la prospettiva degli altri, anche se non mi piace ammetterlo.»

È così: è davvero famoso. Famoso abbastanza da avere fan che si vestono come lui ad Halloween, da convincere Kerr che la convocazione non sia stata “un incidente”, da stare in posa con James e Davis al Media Day.

La sua gente in Arkansas, nel corso delle gare con gli USA aveva gli occhi che brillavano. Papà Brian sapeva che molti di loro non avevano nemmeno mai preso un volo nella propria vita, figuriamoci girare per il mondo. Era fiero del figlio, fiero della sua schiacciata contro l’Italia perché, sin da quando era ragazzo, scherzava chiedendosi se sarebbe mai riuscito a farne una in putback. «A volte dovrei darmi un pizzicotto.» ha ammesso.

Spesso, quando Brian guida, vede cartelloni del figlio a Batesville. Ci sono solo 3 strade in quell’area, quindi la maggior parte dei residente lo vede. La scritta accanto alla sua faccia recita “Champions are made here”. E Brian è fiero non perché ormai il figlio è milionario, non perché è un affermato professionista, ma perché ha lavorato veramente e ora si vedono i risultati.

Ovviamente, però, non tutti lo vedono e non tutti lo faranno. Ma non importa, e il nuovo contratto coi Lakers l’ha reso ancora più motivato per dimostrare che ha ragione lui. In preseason, contro Brooklyn, ha brillato, con 18 punti a referto. «Sfortunatamente, alcuni giocatori firmano un contratto e poi si riposano» ha detto Handy. « Altri iniziano a concentrarsi ancora di più sul gioco, e questo è il caso di Austin. Il ragazzo è giovane, penso che avrà un futuro davvero brillante.»

Quando gli è stato chiesto dei suoi obiettivi, Austin Reaves ha risposto così:

«Tra vent’anni, se sarò cos’ fortunato da avere figli, voglio poter dire loro di aver vinto un titolo con LeBron James. E’ tutto ciò che mi importa ora.»

Reaves sa che lo aspetta una lunga stagione, ed è per questo che tiene i piedi per terra. Gioca a golf nel tempo libero, facendosi chiamare Hillbilly Bogey. E la cosa più cara che ha comprato dopo il nuovo contratto è stato proprio un set di mazze da golf da 5.000 dollari. Nient’altro per ora, nemmeno la casa.

Gioca a golf per divertimento, ma spesso dice che c’è anche tanta serietà e voglia di sfida anche qui:

«Il mio umore è peggiore sul campo da golf rispetto ai campi da basket. Ucciderei qualcuno lì.»

Inizia criticandosi da solo fin dal principio, perché nel suo mondo tutto conta. Ci sono vincitori e sconfitti. E lui vuole vincere segnando a ogni tiro, come nel basket, ma ammette che non è realistico. Handy spesso deve ricordargli questo in campo: di lasciar andare i tiri sbagliati e concentrarsi sui prossimi.

In un podcast ha sentito che negli sport circa l’80% dei tiri non va a segno. E non ci voleva credere: «Non mi sembra davvero giusto.»

No, non lo è: ha trascorso la vita a rincorrere l’impossibile, cercando di smentire le aspettative. Sapeva di poter sfondare anche come two-way player, anche quando pochi lo conoscevano e che, con un’opportunità di mostrarsi come negli anni in Arkansas, avrebbe fatto bene. Così è stato.

L’estate di Austin, in ogni caso, gli ha mostrato che può fare di più e crescere. Ora vuole vincere.

«A tutti quelli che non credevano in me, alzo il dito medio e sorrido.»

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LeBron James ha superato Kareem Abdul-Jabbar, diventando il miglior realizzatore della storia della NBA. Leggi gli articoli dedicati al record del quattro volte MVP scritti dalla redazione di LakeShow Italia:


Ascolta Lakers Speaker’s Corner, il podcast italiano dedicato ai gialloviola, su:


Vent’anni, torinese, appassionato di sport dalla nascita e di pallacanestro NBA da qualche anno dopo. Nel tempo libero studio Economia Aziendale.

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