In copertina: Luka Doncic, LeBron James and Lakers coach Darvin Ham (Emil T. Lippe and Marcio Jose Sanchez, AP Photo)

I Los Angeles Lakers ci hanno regalato per Natale la settimana peggiore dell’anno. Prima è arrivata una sconfitta netta contro i Sacramento Kings, poi la clamorosa frittata contro i derelitti Charlotte Hornets. Infine, per chiudere le festività natalizie in bellezza, sono incappati in un terzo periodo da 52 punti subiti contro i Dallas Mavericks, in diretta nazionale. Ci consoliamo in maniera molto magra con la vittoria sul campo degli Orlando Magic, che pone fine alla striscia di quattro sconfitte consecutive.

✅ I Plus di Natale

Difficile trovare degli elementi positivi in una settimana del genere, ma c’è un giocatore che merita una menzione speciale, soprattutto per il suo contributo nella metà campo offensiva.

🎅🏾 King of Christmas

Contro Dallas LeBron James ha battuto l’ennesimo record, disputando la sua diciassettesima partita di Natale (nessuno meglio di lui nella storia della NBA). Ma al di là del suo personalissimo guinness dei primati, LBJ ha dimostrato nell’ultima settimana di essere in grande spolvero nonché una delle poche ragioni per guardare (o perlomeno sbirciare) una partita dei Lakers.

Ormai ci siamo abituati allo spin move di James, ma non dobbiamo smettere di apprezzare la velocità e la coordinazione con le quali esegue questo movimento, sia in transizione che, come in questo caso, nell’attacco a metà campo.

Prima dei 28 punti contro i Magic il Prescelto aveva una striscia aperta di sette partite consecutive con almeno 30 punti. Qualcuno potrebbe obiettare che si tratti di empty calories visti i risultati scadenti della “banda” di Ham nelle ultime settimane, ma in realtà in questo momento la squadra gialloviola ha troppo bisogno della vena realizzativa di James per sperare di restare a galla.

Uno dei segreti del recente successo di LBJ è la ritrovata efficienza nel pitturato. Secondo i dati di Cleaning the Glass, infatti, LeBron ha tirato con l’86% al ferro nella settimana di Natale, numeri semplicemente incredibili per un atleta della sua età.

Qualche settimana fa James avrebbe cercato di forzare un cambio contro Plumlee per giocare il suo proverbiale isolamento contro il lungo di turno. Qui, invece, non esista ad attaccare il ferro impreziosendo il tutto con una finta ubriacante.

Nella partita contro gli Hornets l’ex giocatore dei Cavs ha, a mio avviso, sonnecchiato per tre quarti, probabilmente perché non stimolato dall’avversario (Charlotte è una delle squadre peggiori della lega). Nell’ultimo quarto, però, ha cambiato marcia in maniera decisa e dirompente rischiando di decidere la contesa da solo.

Alla fine saranno 18 i punti di James nell’ultimo parziale e i Lakers possono anche recriminare per un goal attempt al limite dello stesso LeBron e per la famosa scarpa persa nel corso dell’ultimo possesso. Due situazioni sfortunate che hanno visto come protagonista The Chosen One e che avrebbero potuto regalare ai gialloviola una vittoria (immeritata).

Nella partita di Natale, invece, il matchup era tra i più stimolanti. Sappiamo benissimo, infatti, come Luka Doncic venga considerato, per molti aspetti, l’erede naturale di LeBron. Non a caso la NBA ha scelto di proporre questa sfida a Natale per la seconda volta negli ultimi quattro anni.

E se nella prima occasione James e i Lakers avevano avuto vita abbastanza facile (era l’anno del titolo nella bolla), questa volta Luka si è preso una sonora rivincita. Non possiamo dire, però, che LeBron non abbia fatto di tutto (almeno nel primo tempo) per rovinare il Natale dei texani.

Inizia subito la partita cercando il mismatch contro Luka e beffa lo sloveno con questo floater di una difficoltà indescrivibile.

Nella prima frazione LeBron ha deliziato gli spettatori di tutto il mondo con una serie di canestri di pregevole fattura. Tiri in allontanamento, entrate al ferro di prepotenza, utilizzo magistrale del piede perno in situazioni di post basso. Un vero e proprio clinic offensivo che ha consentito al Prescelto di chiudere il primo tempo con 20 punti a tabellino e ai Lakers di andare negli spogliatoi con 11 lunghezze di vantaggio.

Come ama dire il buon Federico Buffa: “poesia in movimento”.

La sensazione è che, anche quest’anno, James stia beneficiando della strutturazione small dei Lakers. Quando LBJ viene schierato da 5 o comunque con un lungo in grado di spaziare il campo (al secolo Thomas Bryant), LeBron è ancora oggi inarrestabile, specie contro squadre che non hanno una grande protezione secondaria del ferro.

Purtroppo, però, per lui e per i Lakers, questi quintetti sono semplicemente insostenibili nella metà campo difensiva. Rob Pelinka, infatti, ha pensato bene di costruire, ancora una volta, una squadra senza ali ed esterni in grado di “sopportare” le lineup small. Senza Davis, poi, questi difetti strutturali sono amplificati all’ennesima potenza e fanno partire i Lakers come sfavoriti in quasi tutte le sfide.

🗡️ Swiss Troy

Come avrete ascoltato negli ultimi episodi del podcast, Darvin Ham non sta esattamente facendo faville nella gestione delle lineup né tentamento nelle scelte tattiche che mette in campo.

Va dato credito al coach dei Lakers però di aver visto in Brown più di quanto noi e molti altri potessimo prospettare, trovando in lui un coltellino svizzero che sta facendo discretamente praticamente in ogni lineup.

Il potenziale da difensore c’è sempre stato, al netto di un bounce limitatissimo, e i numeri della stagione lo confermano: 0.92PPP concessi nella difesa del pick-and-roll danno una idea del buono che Troy sta mettendo in campo.

Nelle due partite con Charlotte e Dallas Troy non aveva esattamente brillato. Nella partita contro Orlando, invece, le cose sono andate meglio: 15 punti in 17 minuti con 3 su 4 dalla distanza che hanno aiutato i Lakers a portare a casa la partita. In particolare Brown ha avuto due momenti importanti: nella prima e nella quarta frazione.

Nel primo quarto durante il primo push dei Lakers, Brown ha corso tanto nel quintetto con Westbrook risultando fondamentale per la chiusura del quarto in vantaggio.

Blocca per Russ e chiude al ferro di sinistro per il primo minibreak lacustre.

Quattro punti consecutivi muovendosi vicino a Russ che ci fanno capire come intorno all’ex UCLA ci sia bisogno di gente che apre la difesa e che si muove rapidamente in campo. Il numero 7 dei Lakers sa lavorare senza palla, l’efficienza non è altissima ma i principi sono corretti ed andrebbero sfruttati di più.

Nel quarto periodo Brown ha messo insieme 11 punti con 3 canestri dalla distanza che sono stati fondamentali per chiudere la pratica.

Canestro del +13, timeout Orlando e partita praticamente chiusa.

❌ I Minus di Natale

Ci sarebbe l’imbarazzo della scelta, ma abbiamo deciso di limitarci ad effettuare il breakdown di uno dei quarti peggiori della storia dei Lakers.

🥴 Un quarto leggendario

Si parla di standard de facto quando una “implementazione” è ricorrente ma non normata da nessun ente ufficiale. Bene, i Lakers stanno ridefinendo il concetto di cosa voglia dire fare schifo al ritorno dagli spogliatoi.

In stagione i gialloviola hanno un Net Rating di -13.4 nei terzi quarti, manco a dirlo il peggiore della lega.

Nei due match di Natale abbiamo offerto altre due prestazioni orripilanti nelle terze frazioni. Contro gli Hornets il NetRtg del quarto in esame è stato di -36, ma è contro i Mavs la vera masterclass: -121.2.

Un numero del genere non è accettabile, neanche per una squadra in difficoltà come i Lakers privi di AD. Semplicemente non si comprende come un team di professionisti possa permettere agli avversari di segnare 52 punti in 12 minuti senza avere nessun tipo di reazione.

Ham ha deciso che non voleva farsi battere da Doncic e di organizzare la difesa in modo da essere pronto a raddoppiare in ogni contesto, mettendo un piccolo “scalabile” su Luka da mandare in aiuto all’occorrenza.

Questa era la teoria, ma la pratica?

La pratica ha visto i Lakers giocare ad un pace che Luka sa gestire meglio di chiunque altro in questa lega. Doncic ha sempre ricevuto abbastanza comodamente, e questo già non è bene, dato che, anche con l’impegno, Beverley e Westbrook non possono oscurare la linea di passaggio per lo sloveno. Da li poi è stato incredibile vedergli manipolare a piacimento la difesa dei Lakers.

Dalla teoria…

Nell’immagine c’è una classica ricezione di Luka nel terzo quarto, in rosso ho segnato le rotazioni che si sarebbero dovute eseguire. Walker è il giocatore incaricato del raddoppio, Schröder avrebbe dovuto seguire l’uscita del pallone verso Hardaway e provare a rallentare la rotazione. Sul lato debole LeBron avrebbe dovuto salire verso Dinwiddie e coprire il ribaltamento, mentre Bryant avrebbe solo dovuto fare un passo in avanti ed allargare le braccia per rimanere vicino a Powell, ma anche coprire il corner pass verso Wood.

Come un mantra: questa è la teoria, ma la pratica?

…alla pratica.

Le rotazioni di Schröder e LeBron sono lente e da li poi la strada verso l’angolo e libera, a quel punto Bryant decide di lasciare l’area per andare a chiudere l’angolo. Il problema non è solo il canestro subito, ma il fatto che, nell’eventualità Wood avesse sbagliato, ci sarebbero stati Beverley, Walker ed eventualmente Schröder a lottare a rimbalzo contro Powell e Doncic. Come pensate sarebbe finita?

E se avessimo contenuto e non raddoppiato?

Easy basket.

Quando giochi contro un maestro come lo sloveno e decidi di non raddoppiare in post contro una guardia piccola il compito del difensore è solo uno: non fargli prendere e vedere campo. Westbrook non legge bene la situazione (strano eh?), prova una rubata inutile e Luka può andare a ferro senza manco vedere un aiuto.

E se gli avessimo lasciato una ricezione alta per evitare che potesse mettere subito pressione al ferro?

Altro tentativo di rubata in recupero di Russ, altro drive-and-kick facile per Luka.

A parte la disattenzione di Westbrook che è grave, LeBron è troppo incollato al compagno. James riesce a reagire bene, ma Walker e Schröder fanno la frittata: il tedesco non guarda neanche lo scarico e da un riferimento a Luka, che fa uscire la palla velocemente nell’angolo per il secondo jumpshoot di Hardway Jr.

West e Beverley sono stati i principali assignment in single coverage su Luka con Walker e Schröder a giocare vicino per cercare di avere mani veloci, il risultato lo abbiamo visto. Ma non è che gli altri siano andati meglio.

Doncic innesca un movimento palla perfetto.

Nella situazione in esame Walker marca Luka e Reaves va per il raddoppio.

In questo caso il 77 texano rompe il “raddoppio” ma si rende conto che, rispetto ad un floater da centro area, c’è un tiro a percentuale più alta che lo aspetta. Wood è in angolo e Bryant è nella cosiddetta terra di nessuno. Questo è la classica situazione dove si capisce quanto Davis avrebbe fatto la differenza: Bryant non è in aiuto profondo e non è neppure posizionato per chiudere una linea di passaggio verso il suo uomo (Wood). AD probabilmente sarebbe stato posizionato in modalità “tre-quarti” con le spalle quasi voltate a Wood e avrebbe fatto quei due passi verso Luka per sfruttare la sua size in modo da impedirgli di far uscire il pallone.

Fa molto male vedere questo tipo di situazione, fa male vedere l’incapacità di Ham di aggiustare e dei nostri giocatori di non vedere letture basiche. Sarà un anno duro, con e senza AD.

📅 Next Game

I Los Angeles Lakers tornano in campo nella notte (1:30 🇮🇹) tra Mercoledì 28 e Giovedì 29 Dicembre per affrontare i Miami Heat alla FTX Arena.

Le statistiche citate, se non altrimenti specificato, sono tratte da Synergy Sports™ (SS), Cleaning The Glass (CTG), NBA Advanced Stats (NBA) e Basketball Reference (BR). Tutte le clip video, salvo diversa indicazione, sono di proprietà della NBA. Sono utilizzate a scopo divulgativo senza intenzione di infrangere copyright. © NBA Media Ventures, LLC.


Ascolta Lakers Speaker’s Corner, il podcast italiano dedicato ai gialloviola, su:


Calabrese, gobbo, tifoso Lakers: insomma, una persona orribile. Ossessionato dallo sport in ogni sua forma, dopo aver visto Kobe e Shaq su Tele+ ho sviluppato una grave dipendenza dalla NBA.

Ingegnere, partenopeo disperso tra le Alpi svizzere, world traveler. Ho cominciato con Clyde Drexler per finire ai Lakers. Everything in its right place, no?

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